Da Novi Sad, naturalmente. Ma anche da Niš, da Subotica, da Zrenjianin, da Sombor, come anche da Kragujevac, Jagodina e Mladenovac, da Smederevo e Pozarevac, da Šabac, Loznica, Valjevo, Užice, Kraljevo, Gorni Milanovac e Lazarevac, e ancora dalle montagne di Novi Pazar, Ivanjica, Nova Varoš, e dal sud: Vranje Bujanovac, Surdulica. Carovane di studenti, dopo giorni di cammino, stanno convergendo a Belgrado per la grande manif
estazione che si terrà domani 15 marzo, “il 15 per i 15”, intendendo le 15 vittime del crollo della tettoia alla stazione di Novi Sad che hanno scatenato le proteste. Stasera, primo appuntamento alle ore 19.30 a Terazije. Si attendono non meno di duecentomila persone. Manifestazioni pacifiche, nelle intenzioni di organizzatori e partecipanti. Ma il Grande Lupo avverte: “l’unico loro obiettivo è la violenza, saranno molto aggressivi e forse ci sarà un grande delitto”. Delitto? Delirio di chi non sa più di chi fidarsi? Politika, il giornale più antico e prest
igioso del paese, controllato oggi dal governo, spara in prima pagina: “Formazioni paramilitari preparano un colpo di Stato”, “nei pressi di Belgrado ritrovato un
arsenale di armi”, di spalla, l’intervista a Dugin paventa la frammentazione della Serbia. All’interno del quotidiano scopriamo l’origine di tutto questo secondo il Grande Lupo: “USAID e altre ONG hanno finanziato la crisi politica in Serbia”. Crisi politica? Ma dove? In Parlamento il Partito Serbo del Progresso (che balcanologi di scarso acume linguistico continuano a chiamare progressista, confondendo chi cerca di capire, ché di partito nazionalista si tratta e interpreta l’idea di progresso come mero avanzamento tecnico e di capacità di spesa dei suoi beneficiati, dunque progressivo, dovrebbero dire, purtroppo immemori del proverbiale e oggi adattissimo sarcasmo leopardiano: “le magnifiche sorti e progressive”), appunto i progressivi con i compari socialisti fanno passare ogni legge anche con un governo dimissionario.
Gli oppositori cacciano da sotto la giacca fumogeni lanciandoli di soppiatto (l’ipernazionalista Milos Jovanovic), sparano in aria la polvere
antincendio degli estintori (il verderosso Radomir Lazović), si picchiano (Vladimir Đukanović, Uglješa Mrdić, Dragan Đilaš, Bojan Torbica) insomma ricoprono il Parlamento di fumo e polvere, coprendosi di ridicolo e certificando la loro irrilevanza politica e la loro incapacità di capire e interpretare le attese delle proteste. Dal canto loro i progressivi si fanno male da soli, lanciando (Žika Gojković) bottigliette d’acqua in testa alla collega (Jasmina Karanac) e spedendola all’ospedale. Dunque questa sarebbe una crisi politica? Al massimo questo spettacolo provocherebbe una crisi di risate isteriche o di pianto per la patente inadeguatezza istituzionale dei deputati.
Ma i lealisti lanciano le parole d’ordine di ogni maggioranza silenziosa, per quanto non si sentono più maggioranza: appaiono sui muri graffiti “basta maltrattare le persone con le proteste”, “studenti, tornate a studiare”. Ecco, su questo l’ironia serba tocca il suo apice. I lealisti mostrano limiti da prima elementare nel vergare i graffiti: invece che “đaci” (studenti) confondono la đ con la ć e inventano il nonsense ćaci: ecco che nasce il termine che irride i lealisti, i ćaci, insomma ignorantelli o ignorantoni che vogliono solo vivere tranquilli e difendere lo status quo, dietro pagamento o senza. I ćaci si accampano con tende nuove di zecca davanti alla sede della Presidenza della Repubblica, “siamo studenti che vogliono solo studiare e passare gli esami”, dicono, anche se l’età tradisce qualche distrazione che li ha portati qualche decennio fuori corso, e gli đaci, li filmano, li irridono, si infiltrano tra loro, danno loro la sveglia alle tre del mattino finquanto il Grande Lupo chiede di sbaraccare. La maggioranza è ancora indubbiamente maggioranza in Parlamento ma nel paese? Fedelissimi e fedelissime appaiono silenti, collaboratori storici postano i video delle proteste, professionisti che collaboravano con i ministeri si dimettono, i familiari dei politici al potere preferiscono anticipare le vacanze all’estero. Dopo quattordici anni di potere strabordante bastano le scarpinate di adolescenti e universitari per far sentire insicuro chi fino a ieri girava in città tronfio e riverito?
Uno dei tanti rinfreschi offerti agli studenti lungo il loro cammino dagli abitanti delle cittadine attraversate dai cortei.I cittadini “non ćaci” invece che lamentarsi preparano manicaretti che offrono agli đaci in marcia o dopo i 15 minuti di silenzio quotidiano, insomma più che sopportare i disagi supportano con denaro e donazioni gli studenti. Il Grande Lupo parla di violenza imminente, le nonne abbracciano gli studenti come se fossero loro nipoti, ovvero il futuro che non hanno potuto vivere. Da dove arriverà questa violenza? I giovani che eravamo abituati a vedere per le strade di Belgrado erano i teppisti nazionalisti che spaccavano le vetrine dei negozi per saccheggiarli e incendiavano l’ambasciata americana nel 2008, che attaccavano il Gay Pride nel 2015, che si scontravano con la polizia nelle giornate dei derby di calcio. Dove sono andati a finire? Staranno a cuccia fino a quando?
Ci saranno dunque violenze sabato 15 marzo? Gli studenti sanno bene di non essere preparati a suscitare o affrontare situazioni violente e sanno altrettanto bene che situazioni violente, con feriti gravi o addirittura morti tra le forze dell’ordine, porterebbero a un’involuzione e a un riflusso della loro rivolta pacifica. Dall’altra parte chi evoca le violenze a volte ci spera, come ci sperano alcuni militanti politici di opposizione che non hanno né argomenti né consenso. Dopotutto la rivolta degli studenti è un atto d’accusa rivolto all’intera classe politica del paese, e inizia a dar fastidio non solo a chi è al potere, ma anche a chi ci è già stato e vorrebbe arrivarci sfruttando l’attivismo di chi li sente come elementi esterni se non come complici del disagio che denunciano.
Tra domande degli studenti inevase e risposte dei politici evasive sarà un sabato di caos e di festa. Chi punterà a rovinarlo con atti violenti farà pagare al paese un prezzo molto alto in futuro. E se ti mangi anche il futuro, cosa ti resta? Anche i lupi lo sanno.
Biagio Carrano




