Dopo il Vertice di Tivat è tornata d’attualità la questione del modello di allargamento dell’Unione europea. Cinque Stati fondatori propongono un modello in base al quale i futuri membri potrebbero entrare nelle istituzioni europee, ma con diritti di voto limitati e meccanismi di controllo più rigorosi.
Mentre Bruxelles cerca una soluzione per evitare blocchi nel processo decisionale, per i Paesi candidati, tra cui la Serbia, si apre l’interrogativo se il percorso verso la piena adesione diventerà ancora più complesso.
Piena adesione, ma non immediatamente e non alle stesse condizioni del passato. Questa è l’essenza della proposta presentata congiuntamente da Germania, Francia, Paesi Bassi, Belgio e Lussemburgo. L’idea è quella di integrare gradualmente i futuri membri nel funzionamento dell’Unione europea, ma con limitazioni nei settori in cui il processo decisionale richiede l’unanimità. La proposta arriva in un momento in cui Bruxelles sta intensificando il dibattito sulla nuova ondata di allargamento. Al centro dell’attenzione vi sono l’Ucraina e la Moldavia, ma anche i Paesi dei Balcani occidentali che attendono l’adesione da anni e, in alcuni casi, da decenni.
Aleksandra Joksimović, presidente del Centro per la Politica Estera, ha dichiarato a Blic TV che per la Serbia è attualmente più importante capire come sbloccare il proprio processo negoziale. “Per me resta ancora poco chiaro se i cluster verranno aperti esclusivamente sulla base del parere della Commissione europea oppure se continuerà a essere necessario il consenso di ogni singolo Stato membro per compiere il passo successivo. Vedremo se la procedura relativa all’apertura dei cluster verrà concretamente semplificata; in tal caso potrebbe accadere che riusciamo a soddisfare alcune di queste condizioni e a uscire dall’attuale situazione di stallo”, afferma Joksimović.
L’ex ambasciatrice Branka Latinović sottolinea che l’accordo la cui elaborazione è iniziata il mese scorso rappresenterà un importante banco di prova che mostrerà come il processo evolverà nel prossimo periodo. “Da quanto ho letto, non si tratta di una privazione del diritto di voto né di un inserimento in una categoria diversa, bensì semplicemente di ciò che loro definiscono la costruzione di un meccanismo di salvaguardia volto a evitare blocchi nel funzionamento del Consiglio europeo e, di conseguenza, dell’Unione europea”, spiega Latinović.
Allo stesso tempo, il nuovo approccio potrebbe portare anche alcuni vantaggi ai Paesi candidati. Gli Stati che non sono ancora diventati membri potrebbero essere coinvolti prima in determinate politiche, istituzioni e programmi europei, beneficiando così di parte dei vantaggi dell’adesione già prima dell’ingresso formale. Resta tuttavia aperta la questione di quanto tali soluzioni saranno attrattive per gli Stati che aspirano alla piena adesione.
“Per l’Unione europea è estremamente importante confermare la credibilità del processo, considerando che durante il mandato di questa Commissione è stato promesso un nuovo allargamento. Per questo motivo mi aspetto che l’Unione europea farà certamente tutto il possibile affinché almeno uno, se non due Paesi, diventino membri entro la fine del mandato. Si tratterà sicuramente del Montenegro e forse anche dell’Albania”, ha dichiarato Joksimović.
“Per noi la cosa più importante è l’apertura del Cluster 3”
Branka Latinovic ricorda che, nei negoziati di adesione con l’Unione europea, la Serbia è ormai ferma da quasi cinque anni senza progressi significativi. Le principali sfide restano le riforme nel settore della giustizia e delle condizioni elettorali, fino alla costituzione del Consiglio del REM, ricorda Latinović.
“Credo che, in questa fase, la cosa più importante per noi come Paese impegnato nel processo negoziale ma bloccato da anni sia concentrarci sugli obblighi necessari per superare questa situazione di stallo e consentire l’apertura, o meglio creare le condizioni per l’apertura, di quel famoso Cluster 3 e, di conseguenza, anche degli altri cluster”, afferma Latinović.
Sebbene sia ancora in fase di ricerca il modello definitivo di allargamento, che dovrà essere approvato da tutti gli Stati membri dell’Unione europea, è già evidente che Bruxelles sta cercando un modo per accelerare l’ingresso di nuovi Paesi evitando al contempo i blocchi che per anni hanno rallentato il processo decisionale. Per la Serbia, tuttavia, il punto centrale rimane lo stesso. La velocità del percorso europeo continuerà a dipendere soprattutto dall’attuazione delle riforme, concludono le interlocutrici.
(Blic, 16.06.2026)
https://www.blic.rs/vesti/politika/evo-sta-srbiji-donosi-model-prosirenja-koji-predlaze-pet-drzava-osnivaca-eu/lhy516e
