CE: progressi nelle riforme dello stato di diritto e pubblica amministrazione

La Serbia sta procedendo bene nell’ambito delle riforme dello stato di diritto, del consolidamento fiscale e della pubblica amministrazione, ma si osservano passi indietro in relazione al contesto istituzionale e normativo: queste le conclusioni cui giunge la relazione elaborata della Commissione europea e presentata a Nis.

Parlando ai parlamentari locali, il Capo dell’Ufficio per l’Integrazione europea e gli Affari economici presso la delegazione dell’Unione europea in Serbia, Radica Nusdorfer, ha affermato che, nel complesso, il rapporto risulta essere positivo, rendendo conto dei passi in avanti compiuti nelle riforme. Tuttavia, permangono ambiti in cui la Serbia non solo non ha fatto registrare progressi, ma è piuttosto regredita.

“E’ stata assicurata la stabilità finanziaria, e il rischio più grande da questo punto di vista è rappresentato dalla ristrutturazione delle imprese di proprietà pubblica”, ha sottolineato Nursdorfer, aggiungendo che il tasso di disoccupazione (che oscilla tra il 17,7% e il 42,3%) rimane ancora una grande preoccupazione.

“Un altro dato preoccupante è costituito dal 20% dei prestiti che ancora non sono stati rimborsati e dall’ingente portata del debito pubblico”, ha continuato Nursdorfer, elogiando tuttavia i progressi compiuti nella lotta alla corruzione ed evidenziando però i problemi attinenti i casi di conflitto di interesse e di infrazione dell’Accordo di stabilizzazione e associazione.

Parlando delle riforme nell’ambito dell’educazione e formazione, Nursdorfer ha spiegato che la Serbia ha dovuto lavorare per ulteriormente migliorare il sistema educativo, seppure solo il 52% dei bambini risultano iscritti presso istituzioni statali, mentre la media europea si attesta intorno al 95%.

Intervenuto durante la presentazione della relazione tenutasi presso la City Hall di Nis, ed organizzata dal Punto informazioni UE in collaborazione con il Comune, il professore di Diritto presso l’Università di Nis, Aleksandar Mojašević, ha dichiarato: “negli ultimi dieci anni abbiamo abuto molto da imparare dagli studi della Commissione europea. Gli indicatori macroeconomici sono migliori, la politica monetaria è anche valutata positivamente. I tribunali, tuttavia, sono ancora inefficaci, permane una grande influenza dello stato nell’economia, la disoccupazione è troppo alta, la fuga di cervelli pronunciata”. Mojašević considera la crescita degli investimenti come un’occasione per l’alfabetizzazione tecnica nella società, ma anche come una pratica che talvolta predilige la fornitura di servizi piuttosto che il settore produttivo: “la mia impressione è che la Serbia stia avanzando nonostante tentativi di manipolazione politica, ma deve essere fatto molto di più, soprattutto quando si parla dell’aspetto istituzionale e normativo”.

Alla presentazione ha partecipato anche Milivoje Jovanovic, membro di ENECA, ONG locale che fornisce supporto agli imprenditori, il quale individua invece nella centralizzazione e disparità regionale un grande ostacolo allo sviluppo economico e sociale della Serbia.

(Vecernje Novosti, 22.11.2016)

http://www.novosti.rs/vesti/naslovna/politika/aktuelno.289.html:636250-EK-Srbija-napreduje-u-vladavini-prava-i-reformi-javne-uprave

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