Caos e immobilismo: lo stato desolante dell’opposizione serba

L’opposizione politica serba è in uno stato caotico: non è una novità.

Tuttavia, il fatto che l’opposizione stia ancora utilizzando le vecchie scuse e le battaglie con la stessa boria, mentre i lavoratori affamati stanno protestando per strada, è ciò che davvero sconcerta, secondo il Deutsche Welle.

Si è molto parlato delle trattative per l’unione dell’opposizione, ma perdura anche una costante enfasi sulle differenze ideologiche che le impediscono di unirsi e mettere in campo una lotta politica. Sembra che sia impossibile riunire tutti i partiti, inclusi quelli che si oppongono all’adesione del paese alla NATO e all’UE, quelli che sostengono la cooperazione regionale e la riconciliazione e coloro che vorrebbero andare più in là.

Si è paventato un piano B per unire l’opposizione su diversi fronti in due segmenti distinti: la cosiddetta opposizione patriottica e quella pro-europea. Tuttavia tale prospettiva si è rivelata problematica perché nessuno sa quale partito sia considerato patriottico, specialmente se si tiene presente che il patriottismo in Serbia è spesso associato al nazionalismo. La situazione non è migliore nei cosiddetti partiti pro-europei. A prima vista, i partiti che compongono questa fazione non mostrano differenze ideologiche, ma abbondano le ambizioni di vanità e di leadership. Inoltre, una parte dell’opposizione comprende ancora con difficoltà che definirsi “pro-europei” non garantirà loro una vittoria.

L’analista politico Milan Nikolic sostiene che l’idea di dividere l’opposizione in due segmenti non sarebbe male, ma non bastarebbe per vincere le elezioni. “Anche se hai questi cosiddetti segmenti pro-europei, i cui modi sono solo leggermente migliori e più democratici, il loro programma non è diverso da quello promosso dal partito di governo. Hanno bisogno di offrire più, soprattutto nel settore sociale ed economico”, aggiunge Nikolic.

Un altro problema è che, presumibilmente, alcuni partiti hanno flirtato con Aleksandar Vucic e il Partito Progressista serbo (SNS) offrendo loro servizi o sostegno politico.

Milan Nikolic afferma inoltre che i partiti di opposizione stanno commettendo errori rudimentali e osserva che alcuni di loro hanno rifiutato di incontrare di recente il relatore per la Serbia, David McAllister, perché presumibilmente “sostiene Vucic”.

“Essi (l’opposizione) obiettano che McAllister sia in contatto con Vucic? È una sciocchezza assoluta e non posso credere che avrebbero detto qualcosa di simile”, sottolinea Nikolic, sorpreso di quanta sia immatura l’opposizione.

L’analista politico Branko Radun ritiene inoltre che i partiti dell’opposizione che si concentrano troppo su Vucic saranno più nocivi che utili. “Prima di tutto, non puoi parlare di Vucic tutto il tempo. Se stiamo parlando di partecipare alle elezioni locali a Belgrado, bisogna dire qualcosa su Belgrado”, sottolinea Radun.

Naturalmente, non tutto è perduto. Ci sono circostanze attenuanti. L’opposizione è esposta ad un’incredibile pressione dai media, agli ostacoli del governo a tutti i livelli, e a volte anche apertamente minacciata. In una simile situazione, l’opposizione accusa la comunità internazionale come uno dei principali colpevoli, a causa del rifiuto di impegnarsi e del continuo sostegno ad Aleksandar Vucic. Fino ad un certo punto questo ha senso, ma non è altrettanto attraente chiedere alla comunità internazionale di fare da “babysitter”, anziché affrontare i propri problemi.

In pratica, non si è fatto un solo passo in avanti verso la resistenza alle autorità: i partiti siedono in Parlamento, non partecipando o lanciando proteste politiche e perdono l’opportunità di capitalizzare la crescente insoddisfazione dei lavoratori in Serbia.

(Nova Ekonomija, 27/08/2017)

http://novaekonomija.rs/vesti-iz-zemlje/doj%C4%8De-vele-%C5%BEalosne-sove-srpske-opozicije

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