Calo demografico nella ex Jugoslavia: quasi un milione di serbi in meno

Quasi un milione di serbi in meno vive in questa parte del mondo, rispetto al 1991, anno in cui prese avvio la disgregazione della ex Jugoslavia.

Di tutte le nazioni che vivevano nella ex Jugoslavia, solo la popolazione albanese ha registrato una crescita di 65.000 unità, mentre il numero di persone di tutte le altre nazionalità ha più o meno subito una riduzione. Se diamo uno sguardo alla situazione in ogni singolo paese della ex Repubblica Jugoslava, possiamo notare che il calo della popolazione coincide con la guerra civile.

Alla fine del 2016, l’Ufficio statistico di Banja Luka, Repubblica Serba, ha pubblicato i risultati finali del censimento 2013 in Bosnia-Erzegovina, compresa la Repubblica di Serbia. Il censimento precedente era stato condotto nel 1991, quindi l’Istituto statistico aveva 22 anni di dati da confrontare.

Il confronto più semplice è quello relativo al numero complessivo di abitanti. Nel 1991 la Serbia aveva circa 23,6 milioni di abitanti. Va notato che gli albanesi del Kosovo boicottarono il censimento del 1991, dunque la popolazione albanese non era contemplata in quella registrazione. Venti anni più tardi, il numero di abitanti che occupano il territorio della ex Jugoslavia si attesta sui 21,6 milioni, o 2 milioni (8,5%) in meno. La Bosnia-Erzegovina e la Croazia hanno subito il più grande declino della popolazione, rispettivamente il 20% e 10%.

L’area del Kosovo e Metohija ha registrato un calo del 9%, mentre la Serbia (Kosovo e Metohija escluse) dell’8% (590.000). Le altre ex repubbliche jugoslave – Macedonia, Montenegro e Slovenia – hanno tutte registrato una crescita modesta nel numero di abitanti (la Macedonia dell’1%, la Slovenia del 4%, mentre in Montenegro il numero di abitanti è cresciuto di 5.000).

Questi confronti non andrebbero presi per oro colato, considerando i diversi boicottaggi del censimento, e anche considerando che i censimenti in Macedonia e Bosnia-Erzegovina non hanno avuto luogo nel 2011, ma rispettivamente nel 2002 e nel 2013.

La popolazione serba ha perso il maggior numero di abitanti negli ultimi 20 anni, circa 960.000, l’11% del numero totale dei serbi che vivono in questa parte del mondo in questo momento.

L’esperto di demografia Goran Penev sostiene che l’impressione generale che si può ottenere confrontando i dati statistici dei due periodi è una notevole diminuzione della popolazione, fenomeno tra l’altro usuale anche per molti paesi in transizione. La seconda impressione prevalente è che l’area ex-jugoslava stia diventando, a differenza del 20° secolo, più demograficamente omogenea.

Prima della disintegrazione della Jugoslavia, Slovenia, Croazia, la provincia di Vojvodina e la Serbia centrale registravano decenni di basso tasso di natalità, mentre, d’altra parte, Montenegro, Bosnia-Erzegovina, Macedonia e Kosovo era contraddistinte da un elevato tasso di fertilità tasso e un considerevolmente alto tasso di natalità.

Penev spiega che le ragioni per le quali diverse nazioni hanno subito una ingente perdita di abitanti sono molteplici. Per esempio, jugoslavi e montenegrini hanno registrato il più grande declino statistico non per ragioni demografiche, ma per la differenza in cui hanno espresso la loro appartenenza nazionale. Nel censimento del 1991, numerosi serbi definivano se stessi “jugoslavi”.

Queste tendenze demografiche negative, comuni in molti paesi ex-socialisti in Europa, sono state, in Serbia, esacerbate dalla guerra civile.

(Politika, 12.02.2017)

*Nell’immagine in copertina i paesi della ex Jugoslavia e il loro numero di abitanti prima del 1991. 

http://www.politika.rs/scc/clanak/374164/Najveci-demografski-gubici-Crnogoraca-Srba-i-Bosnjaka

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