Cala il sostegno dei cittadini serbi all’integrazione Ue

La Serbia si trova nel sedicesmo anno di integrazione europea. Il sostegno maggiore al percorso europeo della Serbia si è registrato nel 2009, quando è stata decisa l’abolizione dei visti Ue per i cittadini serbi. L’ottimismo in merito alle aspettative sull’apertura dei primi capitoli negoziali sta cambiando, però aumenta anche il numero delle persone che direbbero “no” a Bruxelles. 

Con due capitoli aperti- sul Kosovo e sul controllo finanziario, la Serbia attende di ottenere la luce verde del membro più recente dell’Ue: infatti dalla Croazia dipende l’apertura di questi due capitoli. 

“Non ci avviciniamo all’Ue con l’apertura dei capitoli 23 e 24, però non capisco questo livello di rigidità e la mancanza degli argomenti della Croazia. La Serbia si è comportata responsabilmente e la Commissione Europea dovrebbe trovare una modalità o una tipologia di accordo. Non vorremmo parlare di scadenze, noi continuiamo il nostro lavoro”, ha detto la ministra senza portafoglio responsabile per l’integrazione europea, Jadranka Joksimovic. 

Il lavoro rigardante l’integrazione europea è iniziato nel 2000, mentre tre anni dopo è stato confermato il futuro europeo dei Balcani occidentali. Dopo, nel 2008, è stato stipulato l’Accordo di stabilizzazione e associazione, però il picco del processo dell’integrazione europea e il sostegno dei cittadini era nel 2009 quando sono stati aboliti i visti per i paesi dello spazio Schengen. All’epoca anche tre quarti dei cittadini avrebbe detto “si” all’Unione europea.

“Il calo del sostegno all’integrazione europea da parte dei serbi si registra già nel 2011. Una parte di questo calo è causata dalle conseguenze della crisi economica, mentre l’altra è causata dalla visita di Angela Merkel e la sua richiesta esplicita di risolvere problemi tra Belgrado e Pristina”, ha detto Maja Bobic del Movimento europeo.

Il progresso e sostegno maggiore è causato poi dall’ottenimento dello status di candidato. Le aspettative calano del 20% di nuovo, però crescono con l’inizio delle trattative a giugno 2013.  Inoltre, l’ottimismo sta variando anche mentre si aspetta l’apertura dei primi capitoli e aumenta il numero delle persone che direbbero “no” a Bruxelles.

“Questa questione è preoccupante ed è causata dalla crescita del nazionalismo a livello globale, ma anche sul livello europeo, però è causata anche dalla durata lunga del processo di adesione, dalla mancanza dei vantaggi concreti e da tutte le sfide politiche ed economiche con cui Serbia, ma anche l’Ue si stano confrontando negli ultimi anni”, ha aggiunto la Bobic.

Alla fine, è incoraggiante il dato che due terzi dei cittadini crede che la  Serbia dovrebbe implementare le riforme necessarie per l’adesione, anche se queste non sono una condizione che arriva da Bruxelles.

(RTS, 08.05.2016.)

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