Brexit. Quali effetti sul processo di adesione della Serbia

In data odierna, a pochi giorni dalla Brexit, in occasione della riunione del Gruppo di lavoro per l’allargamento della UE e nello specifico nell’ambito delle trattative con la Serbia, i paesi comunitari cercheranno di trovare un consensus nella definizione della posizione negoziale in merito al capitolo 23. Ad oggi alla Serbia manca il consenso di sei paesi europei, mentre l’apertura dei capitoli 23 e 24, relativi al sistema giudiziario, è attesa entro la fine di questo mese.

La “luce verde” per la Serbia è stata data sei mesi fa, quando si sono aperte le porte per il processo negoziale. Nel frattempo i Paesi bassi, alla presidenza della UE, hanno invitato ad aprire gli altri due capitoli.

Ma dopo il “NO” del Regno Unito ci si interroga sugli effetti che questo potrebbe avere sull’agenda del processo di allargamento dell’UE. 

Nikola Jovanovic del Centro per la collaborazione internazionale e per lo sviluppo sostenibile sostiene che non ci saranno ritardi rispetto all’apertura dei capitoli 23 e 24 e che il processo di allargamento procederà conformemente alla dinamica attuale: “nei prossimi tre anni, l’UE sarà assorbita dalla separazione dalla Gran Bretagna, ma la Serbia non ha nessun motivo di ritirarsi dalle trattative”, ritiene Jovanovic.

Maja Bobić del Movimento europeo in Serbia si ritiene convinta che l’UE è in grado di mostrare prospettive di speranza e opportunità per il consolidamento dopo una sconfitta così grande. “Questo vuol dire che non si farà un passo indietro rispetto alle politiche attuali, che prevedono anche il rafforzamento del rapporto con i paesi candidati”, ha spiegato Bobic.

Il corso della politica estera della Serbia non verrà quindi alterato. Il Brexit non può essere un ostacolo, ha comunicato Jadranka Joksimović, ministra senza portafoglio responsabile per l’integrazione europea. 

“La Serbia confida nell’integrazione europea come strumento per il futuro sviluppo. Aspettiamo il consolidamento dell’UE e  la continuazione di questo processo nel miglior interesse dei nostri cittadini”, ha detto la Joksimovic.

Nikola Jovanovic ha aggiunto che altri cardini in politica estera, quali la collaborazione con la Cina e la mancata introduzione delle sanzioni alla Russia, non devono essere messe in discussione finchè lo scenario comunitario dopo la separazione della Gran Bretagna apparirà maggiormente chiaro. 

Ogni giorno 35 gruppi di lavoro sono impegnati nel rispondere alle richieste dell’Unione Europea, mentre il nostro obbligo principale rimane costantemente quello di implementare le riforme.

“Il fatto che la Gran Bretagna abbandoni l’UE non cambierà il processo di adesione della Serbia”, ha comunicato l’ambasciatore tedesco in Serbia Axel Dittmann, aggiungendo che la Germania è un partner adatto ed affidabile nel sostenere la Serbia nel suo cammino europeo.

(RTS, 27.06.2016.)

 

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