Branko Milanovic: Perché i Balcani sono rimasti sottosviluppati? Un’ipotesi geografica

Tratto dal Blog del Professor Branko Milanovic, http://glineq.blogspot.rs/

I Balcani sono molto “vecchi” in Europa. Il loro livello di reddito è molto più basso del livello di reddito medio dell’Europa occidentale e centrale. Questo è un fatto ben noto ma vale la pena dare un altro sguardo. Il PIL medio pro capite nell’Europa occidentale è di circa $ 40.000 (espresso in dollari internazionali costanti del 2005 utilizzati dalla Banca Mondiale). I redditi dei Paesi balcanici vanno da poco più di $ 10.000 a poco più di $ 20.000 (esclusa la Grecia). In altre parole, il divario tra Europa occidentale e i Balcani è di almeno 2 a 1, e in media di circa 3 a 1. Se osservate la mappa dell’Europa senza conoscere la storia, dovreste essere sorpresi da così grandi differenze: le distanze sono piccole, in aereo da Vienna a Belgrado ci vuole circa un’ora, ma il divario di reddito tra le due città (dopo l’adeguamento per il livello di prezzo più basso a Belgrado) è probabilmente di circa 4 a 1. Ciò equivalerebbe a perdere il 30% di reddito ogni 15 minuti. Perché è così?

Sarei d’accordo con la spiegazione storica standard che vede il tipo di potere coloniale come il principale “colpevole”. Le aree controllate per molti secoli dagli Ottomani hanno redditi più bassi, minori risultati scolastici, e bassi livelli di fiducia nelle istituzioni, rispetto alle aree che facevano parte dell’impero asburgico. Inoltre, questo non è un fenomeno nuovo: le differenze,  (come i tassi di alfabetizzazione o di calcolo) erano ancora più ampie nel passato, specialmente all’inizio del XIX secolo quando la maggior parte dei Paesi balcanici (così come gli i Paesi insoddisfatti sotto gli Asburgo) hanno iniziato i loro movimenti verso l’indipendenza. Questa è la prima parte della spiegazione standard.

La seconda parte della spiegazione standard è che una crescita più lenta è dovuta al comunismo. Ciò si potrebbe forse capire meglio guardando il divario di reddito tra la Grecia e gli altri Paesi balcanici, un divario minore negli anni ’30 rispetto al 1989. Ad esempio, secondo i dati del progetto Maddison 2017, il rapporto PIL pro capite tra Grecia e Romania era pari a 1,4 prima della Seconda guerra mondiale, ma che poi è aumentato a 1,9 entro il 1989.

Questa è, penso, finora una spiegazione standard, con però un dettaglio che trovo piuttosto sconcertante. Nella moltitudine di carte e libri che trattano le origini coloniali delle istituzioni odierne e quindi i livelli di reddito, non c’è quasi nessuna menzione dell’influenza coloniale ottomana che, naturalmente, non si applica solo ai Balcani, ma al Medio Oriente e al Nord Africa pure. Spero che sia una delle lacune che il lavoro futuro riuscirà a correggere.

Ma il mio interesse qui è di speculare sul perché i Balcani non fossero più sviluppati nemmeno al tempo dell’Impero Romano. Guardando di nuovo la mappa, questo presenta un puzzle ancora più grande. I Balcani (che all’epoca non avevano questo nome dato che l’appellativo dei Balcani viene con gli Ottomani) erano “schiacciati” tra le due parti più avanzate e sviluppate del mondo allora conosciuto: Grecia / Asia Minore e Italia (Roma). Ma perché allora gli sviluppi nei Balcani sono stati così lenti?

Se si guardano i dati sull’urbanizzazione, i Balcani (esclusa la Grecia) non erano molto urbanizzati. La distribuzione delle dieci maggiori città era la seguente: 3 in Nord Africa (Cartagine, Lepcis Magna e Tolemaide), 2 in Egitto (Alessandria e Menfi), 2 in Grecia (Atene e Corinto), 2 in Italia (Roma e Siracusa), 1 nel Levante (Antiochia). Si stima che la città più piccola di esse avesse 80.000 abitanti. La più grande città dei Balcani  (l’odierna Zadar in Croazia) aveva 30.000 abitanti (dati di Andrew Wilson, “City Sizes and Urbanization in the Roman Empire”).

In termini di reddito, nello stesso periodo, anche le differenze erano grandi. I dati di Maddison mostrano che i Balcani (sempre senza la Grecia) hanno avuto un reddito pro capite di poco più di $ 400, circa allo stesso livello della Gallia. Ma questa è una sorpresa dal momento che i Balcani sono incastrati tra le due parti più ricche del mondo euromediterraneo: la Grecia e l’Asia Minore con oltre $ 500 pro capite e l’Italia con quasi $ 700 pro capite. L’aspettativa normale sarebbe che il reddito dell’area dovrebbe essere una media ponderata dei redditi italiani e greci e quindi forse del 50% più alto di quello che era.

Anche Gibbon si è chiesto questo e ha citato un’ipotesi interessante che forse potrebbe essere la risposta alla nostra domanda.  La geografia della Dalmazia e della Mesia (per prendere le province come erano ai tempi di Traiano) è tale che c’è solo una stretta striscia di costa mediterranea lungo l’Adriatico, seguita quasi istantaneamente, come si muove verso l’entroterra, da alte e impervie montagne . Esse rappresentano un contrasto spettacolare, come può affermare chiunque abbia visitato la baia di Kotor in Montenegro, ma questo può anche rendere difficile la comunicazione con l’entroterra.

Non sorprende quindi quando si legge di viaggi di poeti, scrittori, soldati e imperatori che per i viaggi dall’Italia all’Egeo, hanno sempre optato per il viaggio via mare, attraverso l’Adriatico passando preferibilmente nel punto più stretto, ovvero attraverso Otranto. Sarebbe stato molto più pericoloso e più lungo prendere la via terrestre. Così accaddero due cose: la parte che comunicava direttamente con il mondo più avanzato era limitata alle aree costiere dell’Adriatico e non si espandeva mai nell’entroterra; e l’inconveniente della rotta terrestre tra l’Italia e la Grecia ha reso l’entroterra ancora più sottosviluppato e meno urbanizzato di quanto ci si aspettasse.

Ma la parte “peggiore” è che, dopo aver oltrepassato diverse catene montuose, il terreno, man mano che ci si sposta più a est e ci si avvicina al Danubio, diventa più piatto e quindi ideale per tutti i tipi di invasioni provenienti dalle steppe. Questo è davvero quello che è successo e il numero di persone che hanno seguito questa strada, sono stati attaccati e/o saccheggiati. Roma, espandendosi verso est, costruì il suo famoso lime lungo il Danubio (e in seguito lo ampliò con l’annessione della Dacia) e mentre la regione divenne più importante nel 2°, 3° e 4° secolo, la sua importanza fu tradotta principalmente in termini militari e strategici. Non solo molti imperatori provenivano dai Balcani (il che non sorprende dal momento che nell’ultimo Impero solo i generali potevano realisticamente aspirare a diventare imperatori) ma le città che crescevano nell’area “di frontiera” erano fondamentalmente città militari di guarnigione. Avevano alcuni lussuosi edifici in cui risiedevano ufficiali e imperatori di alto livello, ma cerano piccoli segni di una borghesia vivace che si trovava solo nelle città che punteggiano le aree costiere dell’Asia Minore o del Levante. Le città dei Balcani, se posso avventurarmi in questa generalizzazione, erano accampamenti militari. Marco Aurelio, che trascorse la maggior parte dei suoi ultimi anni sulla “frontiera”, combattendo lì non sembrava aver lasciato alcuna traccia di se. Se Costantino avesse scelto Serdica (l’odierna Sofia) al posto di Bisanzio, come a un certo punto sembrava aver pensato, la situazione avrebbe potuto essere diversa: una vera vita di città sarebbe potuta nascere. Ma questo non è successo.

Quindi se le montagne fossero a circa 400 km più ad est, tutta la storia di questa parte d’Europa, e forse anche di tutta l’Europa, sarebbe diversa?

Link originale: http://glineq.blogspot.rs/2018/05/why-wereare-balkans-underdeveloped.html?m=1

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