BELTALKS: I Balcani occidentali non devono aspettare l’adesione all’UE per entrare a far parte del mercato europeo

Di Emilija Rozgić e Biagio Carrano

I Balcani occidentali non dovrebbero essere considerati un problema che l’Unione europea deve risolvere, ma parte della soluzione alle sfide economiche e strategiche dell’Europa: è questo uno dei principali messaggi emersi dall’edizione di quest’anno della conferenza BELTALKS (Belgrade Economic Talks), svoltasi oggi a Belgrado.

Al centro della seconda edizione della conferenza, organizzata da GLOBSEC, vi erano l’attrazione degli investimenti, la competitività della regione, la sicurezza energetica, la digitalizzazione e l’intelligenza artificiale, nonché le possibilità di una più profonda integrazione economica dei Balcani occidentali con l’Unione europea.

La conferenza ha riunito rappresentanti dei governi, del corpo diplomatico, delle istituzioni europee e del settore imprenditoriale, con l’obiettivo di discutere il potenziale economico della regione e la sua integrazione nelle catene del valore europee.

La conferenza è stata aperta da Róbert Vass, fondatore e presidente di GLOBSEC, e Vladimír Bilčík, ex deputato al Parlamento europeo e ricercatore senior di GLOBSEC. Vass ha sottolineato la necessità di cambiare approccio nei confronti della regione: invece di chiedersi quando i Paesi dei Balcani occidentali diventeranno membri dell’UE, l’attenzione dovrebbe concentrarsi su ciò che può essere integrato già oggi. Come ha osservato, l’innovazione economica non può aspettare l’adesione formale all’Unione, soprattutto in un momento di trasformazione tecnologica ed economica globale.

Investimenti: da sei piccoli mercati a un unico spazio per gli investimenti

Uno dei temi centrali della conferenza è stato l’attrazione di capitali privati a lungo termine. Come è stato sottolineato, i Balcani occidentali presentano numerosi vantaggi ricercati dagli investitori – la vicinanza geografica all’UE, infrastrutture in crescita e un ampio margine per un’ulteriore crescita – ma l’attrattività della regione continua a essere limitata dalla frammentazione dei mercati e dalle differenze normative.

Di questi temi hanno parlato Siniša Mali, primo vicepresidente del Consiglio dei ministri e Ministro delle Finanze della Serbia, Damien Sorrell, capo della rappresentanza regionale della Banca europea per gli investimenti per i Balcani occidentali, René Troccaz, inviato speciale della Francia per i Balcani occidentali, Maryna Khlystun, direttrice esecutiva di UkraineInvest, e Jan Růžička, Chief External Affairs Officer di PPF Group. Il panel è stato moderato da Raphael Minder, corrispondente del Financial Times per l’Europa centrale.

Da sinistra: il moderatore Raphael Minder, corrispondente del Financial Times per l’Europa centrale; Siniša Mali, primo vicepresidente del Consiglio dei ministri e Ministro delle Finanze della Serbia; Damien Sorrell, capo della rappresentanza regionale della Banca europea per gli investimenti per i Balcani occidentali; René Troccaz, inviato speciale della Francia per i Balcani occidentali; Maryna Khlystun, direttrice esecutiva di UkraineInvest; e Jan Růžička, Chief External Affairs Officer di PPF Group.

Mali ha illustrato la resilienza dell’economia serba dal 2020, sottolineando la crescita del PIL, il livello record di bassa disoccupazione e l’elevato livello degli investimenti diretti esteri, nonché la capacità del Paese di mantenere la stabilità nonostante le crisi globali, la crisi energetica, la guerra in Ucraina, la situazione in Medio Oriente e i nuovi rischi geopolitici. Secondo Mali, per l’ulteriore sviluppo della regione sono particolarmente importanti la resilienza, la diversificazione e una promozione congiunta del potenziale di investimento. La Serbia, ha aggiunto, intende creare le condizioni per nuovi investimenti attraverso gli investimenti pubblici nelle ferrovie, nelle strade e nelle zone industriali, mentre una maggiore cooperazione regionale potrebbe rendere i Balcani occidentali ancora più attraenti come spazio economico unico.

Gli investitori sono oggi più selettivi e prestano maggiore attenzione alla prevedibilità del contesto imprenditoriale, ha osservato Sorrell, sottolineando tuttavia che l’interesse per la regione rimane. Tra i vantaggi della Serbia ha indicato anche la rete di accordi di libero scambio, che consente agli investitori di accedere a un numero più ampio di mercati.

Parlando del processo di integrazione e dell’apertura del Cluster 3, Troccaz ha sottolineato che la Francia sostiene l’apertura del Cluster 3 nei negoziati di adesione della Serbia all’UE, ritenendo che una simile decisione rappresenterebbe un segnale positivo, chiaro e concreto per la Serbia e per l’intera regione. Ha inoltre sottolineato che l’integrazione economica non può essere separata dal processo politico di adesione all’UE, osservando che gli investimenti non sono politicamente neutrali.

Jan Růžička ha illustrato una prospettiva diversa, quella degli investitori dei Paesi del Golfo, i quali, ha detto, vedono i problemi della regione, ma allo stesso tempo rilevano che le economie dell’Europa orientale crescono molto più rapidamente di quelle dell’Europa occidentale. “Questo è il posto giusto dove investire”, ha affermato, sottolineando che la regione ha bisogno di capitali, infrastrutture, strade e nuovi investimenti industriali e che le persone in questa parte d’Europa vogliono questi investimenti. Tra i passi importanti è stata indicata la necessità di un’azione regionale congiunta. Invece di competere tra loro per attrarre investimenti, secondo Růžička, i Paesi dei Balcani occidentali dovrebbero puntare maggiormente sulla promozione congiunta della regione.

La sicurezza energetica come questione europea

L’energia è stata uno dei temi centrali della conferenza, con la conclusione che la sicurezza energetica non è più una questione che i singoli Stati possono affrontare in modo isolato.

Del sistema energetico serbo ha parlato Dubravka Đedović Handanović, Ministra delle Miniere e dell’Energia, che ha ricordato la crisi energetica del 2022 e le pressioni affrontate dalla Serbia a causa dell’aumento dei prezzi del gas e dell’elettricità, dei problemi di approvvigionamento e della più ampia instabilità geopolitica. Nel frattempo, la Serbia ha aumentato la propria capacità produttiva e sta lavorando a un’ulteriore interconnessione con i Paesi vicini, comprese le interconnessioni del gas e dell’elettricità. Come ha sottolineato la ministra, la sicurezza energetica non può essere garantita esclusivamente entro i confini nazionali. La crisi energetica seguita all’invasione russa dell’Ucraina nel 2022 ha dimostrato quanto siano importanti i collegamenti transfrontalieri, poiché consentono agli Stati di avere più opzioni di approvvigionamento nelle situazioni di crisi. Per questo la Serbia intende continuare a sviluppare i corridoi e i collegamenti energetici regionali con i Paesi dell’UE e della regione. Una sfida particolare è rappresentata dalla dipendenza da singoli fornitori. Secondo la ministra, fare affidamento su un unico fornitore può diventare una fonte di pressione politica ed economica, rendendo necessario garantire alternative fisiche e un numero maggiore di fonti di approvvigionamento. La Serbia, ha aggiunto, dispone già di una rete di collegamenti sviluppata con gli Stati membri dell’UE e con i Paesi non membri, ma l’obiettivo è rafforzare ulteriormente i corridoi esistenti e costruire nuovi collegamenti con i Paesi vicini e con il resto dei Balcani.

L’IA e l’economia digitale come nuova opportunità di sviluppo

L’intelligenza artificiale è stata il terzo grande tema della conferenza, con l’osservazione che la capacità degli Stati di sviluppare infrastrutture digitali, garantire energia sufficiente e trattenere personale qualificato determinerà sempre più la loro competitività economica.

Da sinistra il moderatore Daniel Braun, CEO di GLOBSEC; Stefan Andonovski, Ministro della Trasformazione digitale della Macedonia del Nord; Ana Brnabić, presidente dell’Assemblea nazionale della Serbia, Marko Čadež, presidente della Camera di commercio e dell’industria della Serbia; Aleksandar Bogdanović, CEO e presidente del Consiglio di amministrazione di Yettel Bank.

Del potenziale della regione haparlato Marko Čadež, presidente della Camera di commercio e dell’industria della Serbia. Ha sottolineando che l’intelligenza artificiale non è più soltanto un nuovo strumento tecnologico, ma sta cambiando il modo in cui le aziende concepiscono prodotti, servizi e organizzazione del lavoro. Per i Paesi dei Balcani occidentali, questo rappresenta allo stesso tempo una sfida e un’opportunità per ridurre parte del divario rispetto alle economie più sviluppate.

Dello sviluppo del settore IT serbo ha parlato anche Ana Brnabić, presidente dell’Assemblea nazionale della Serbia ed ex primo ministro, sottolineando, con un approccio marcatamente politico, i risultati raggiunti dall’attuale governo negli ultimi 12 anni. Secondo i dati da lei citati, il settore IT è la componente in più rapida crescita dell’economia serba e il valore delle esportazioni di servizi ICT è passato da circa 375 milioni di euro nel 2012 a oltre 4,5 miliardi di euro lo scorso anno. Negli ultimi dieci anni, ha aggiunto, il settore ha creato più di 60.000 nuovi posti di lavoro.

Brnabić ha individuato nei dati, nelle competenze e nelle infrastrutture i principali prerequisiti per lo sviluppo dell’intelligenza artificiale. Secondo quanto ha spiegato, negli ultimi anni la Serbia ha sviluppato l’amministrazione elettronica, introdotto la programmazione nelle scuole elementari e investito in data center e supercomputer. Allo stesso tempo, lo sviluppo dell’IA apre nuove questioni, tra cui l’enorme fabbisogno energetico delle nuove tecnologie e l’adeguamento alle norme sulla protezione dei dati, motivo per cui la Serbia sta lavorando anche a una legge sull’intelligenza artificiale, ha sottolineato Brnabić.

 

Cosa mostra EUmeter

Irena Petrović, direttrice della WMG Foundation, durante la presentazione di EUmeter

Irena Petrović, direttrice della WMG Foundation, ha presentato EUmeter, una piattaforma digitale che monitora i progressi della Serbia e degli altri Paesi candidati verso l’adesione all’UE e rende il processo di integrazione europea più misurabile e comparabile. La piattaforma riunisce dati sull’attuazione delle riforme, sull’allineamento della legislazione nazionale con l’acquis dell’UE e sull’adempimento degli obblighi da parte delle istituzioni competenti. Le valutazioni della Commissione europea, che vanno dalla “fase iniziale” al “livello avanzato di preparazione”, vengono tradotte da EUmeter in una scala da uno a cinque. Secondo i dati aggiornati alla fine di agosto 2026, la Serbia ha una valutazione media iniziale di 3,12 su 5, che la colloca al secondo posto tra i Paesi candidati, dopo il Montenegro. Allo stesso tempo, la piattaforma stimava che, qualora fossero stati attuati tutti gli obblighi previsti entro il 31 agosto 2026, il potenziale di riforma della Serbia avrebbe raggiunto 3,63. I dati mostrano inoltre che entro il 31 agosto erano stati attuati 85 dei 243 obblighi di riforma analizzati, pari al 35%.

Per maggiori informazioni sul monitoraggio del processo di integrazione europea e sui dati relativi ai progressi della Serbia e degli altri Paesi candidati, è possibile consultare il sito ufficiale di EUmeter.

Dall’adesione all’integrazione

Uno dei messaggi comuni emersi dalla conferenza BELTALKS è stato che l’integrazione economica dei Balcani occidentali nello spazio europeo non dovrebbe aspettare l’adesione formale all’UE. Gli investimenti, le infrastrutture, l’energia e le tecnologie digitali possono già oggi rafforzare i legami della regione con il mercato europeo, mentre per gli stessi Paesi dei Balcani occidentali ciò significa una maggiore interconnessione, una promozione congiunta nei confronti degli investitori e un’adozione più rapida delle nuove tecnologie. Allo stesso tempo, la regione viene sempre più considerata dall’UE come un mercato, una destinazione per gli investimenti e un potenziale elemento della risposta alle sfide della competizione globale. In questo senso, la questione non è più soltanto quando i Paesi della regione diventeranno membri dell’UE, ma quanta parte delle loro economie e dei loro mercati possa essere collegata all’Europa già oggi.

Tuttavia, durante la conferenza si è parlato pochissimo dello stato di diritto, della libertà dei media e degli altri principali prerequisiti per l’adesione all’UE, a dimostrazione del fatto che la convergenza economica, da sola, non può sostituire le riforme politiche e istituzionali che restano parte integrante del percorso europeo.

Possibile un’integrazione senza una piena adesione?

Nel panel si sono confrontate due posizioni: quella ribadita dal Ministro degli Esteri della Serbia Marko Djuric del piano Vucic-Rama, in cui i leader di Serbia e Albania hanno proposto uno accordo tipo Shenghen per i Balcani che garantisca la libertà di persone, beni e capitali ma non implichi una piena adesione dei due paesi all’Unione europea; e quella del Vice Ministro delle Finanze dell’Ucraina, Oleksander Kava, che con toni netti ha ricordato che dopo la guerra, proprio in base al tributo di sangue da essa richiesto, l’Ucraina non accetterà niente di meno che una rapida e piena adesione all’Unione europea. Mentre Thomas Botsios, direttore per la regione adriatica e i Balcani occidentali al Ministero degli Esteri italiano, ed Edita Hrdà, inviato del governo ceco per i Balcani, hanno evidenziato i punti di affinità, i tavoli comuni aperti e i percorsi già intrapresi dalla regione nel suo avvicinamento all’Unione, Kaush Arha, Senior Advisor dello statunitense Pupin Initiative ha posto la questione in maniera netta: “Per gli USA l’Europa, fino all’Ucraina, fa parte del mondo occidentale. Sta all’Unione europea trovare le migliori modalità per mettere in pratica e in sicurezza questo presupposto. In tal senso l’Europa deve uscire dalle sue contraddizioni: non può comprare gran parte dei suoi sistemi di sicurezza da Israele e allo stesso tempo criticarlo”.

Come la Serbia affronta il nuovo scenario globale?

In chiusura dei lavori al panel “The Adaption Imperative: Competitiveness and Trade in the New Era” è intervenuto il Presidente della Serbia Aleksandar Vucic, in dialogo con František Ružička, vice segretario generale OECD, e  Alexander Shallenberg, già Primo Ministro e Ministro degli Esteri austriaco. “Potrei dichiararmi soddisfatto perché la Serbia nei primi sei mesi dell’anno è cresciuta del 3,5% ma non lo sono. Molto va ancora fatto. La trasformazione dell’economia serba, che non può basarsi solo sui consumi interni e sugli investimenti pubblici, non è ancora a buon punto. Dovrei ricordare che quando sono arrivato al potere il PIL del paese era di 34 miliardi di euro e oggi supera i 100 miliardi, ma non possiamo sederci sugli allori, anzi bisogna lavorare di più”. Ero ieri sera a Parigi all’International Space Summit e mi sono confrontato con gli attori economici che puntano su robotica, automazione, intelligenza artificiale con volumi di investimento per noi inavvicinabili. Se non investiremo di più e lavoreremo di più, in un momento potremo perdere i risultati di questi ultimi anni”. Sul tema delle tensioni regionali, anche a seguito dei funerali con onori militari di Ratko Mladic, Vucic ha ricordato di aver richiesto ai suoi collaboratori e ministri di mantenere un basso profilo e di non rispondere alle provocazioni. “In Croazia mezzo milione di persone esaltano la violenza contro i serbi a un concerto, il loro Parlamento, uno stato membro dell’Unione europea, ha dedicato un minuto di silenzio a un militare croato che, da condannato per crimini di guerra e contro l’umanità, si è suicidato all’interno del Tribunale dell’Aja, eppure, gli unici cui vengono richieste le scuse e di non rispettare la propria storia sono i serbi. Questa emozione che si manifestata lunedì scorso ha toccato gli animi di molti serbi e io ne devo tenere conto”. “La Serbia deve impegnarsi di più su tutti i fronti, focalizzarsi soprattutto sul suo successo economico, perché a noi non fanno e non faranno mai sconti”, ha concluso Vucic.

 

 

 

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