“Belgrado, la scopri guardando verso l’alto”

Intervista realizzata da Andrea Gimbo e Matteo Marazzi

Tutte le foto sono tratte dal sito www.faroutof.it

È stata appena pubblicata da Lonely Planet Italia, la guida pocket Belgrado e itinerari in Serbia. Abbiamo intervistato il suo autore, Luigi Farrauto, Graphic Designer, Dottorato di Ricerca in Design al Politecnico di Milano, scrittore e viaggiatore appassionato e instancabile.

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Com’è nata l’idea di una guida su Belgrado e la Serbia? Come mai la Lonely Planet ha contattato te?

La guida è nata essenzialmente dalla mancanza di un testo simile in Italia, c’era solo un volume sui “Balcani Occidentali”, ma era molto vecchio e oramai superato. La Lonely Planet in genere affida questo tipo di lavori a qualcuno che faccia parte del loro team e che sia disponibile a realizzare un lavoro specifico. In quel momento è stata quasi una coincidenza perché io ero appena entrato nella squadra. Inoltre l’apertura di un nuovo collegamento aereo low cost da Milano e un accordo tra l’ufficio del turismo serbo e quello italiano, hanno spinto la casa editrice a occuparsi della Serbia. Il fatto poi che Belgrado stia emergendo sempre di più come città turistica, che costa poco e in cui ci si diverte, ha fatto il resto. È innegabile infatti che Belgrado oggi stia cominciando a intercettare quei flussi di turisti che una volta sceglievano città come Barcellona o Praga.

La guida su Belgrado è solo in italiano o è un’edizione che avrà una distribuzione internazionale?

Per ora è solo in italiano, anche se non escludo che possa essere tradotta anche in altre lingue per essere distribuita anche all’estero. Ovviamente dipende da Lonely Planet Italia. Spero di sì perché sarebbe l’unica guida recente.

9788859203667Autore: Luigi Farrauto 
Editore: Lonely Planet Italia 
Collana: Guide Pocket 
Prima edizione: novembre 2013 
Pagine: 192 pp 
Prezzo: 13,50 €

Una guida agile e completa 
che offre intuizioni e immagini inusuali 
su una città giovane e dinamica, 
capitale maestosa di giorno e metropoli vivace di notte.

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In che periodo sei arrivato qui a Belgrado?

Io ho fatto due viaggi importanti in Serbia. Il primo nel 2013, e sono rimasto per un mese tra febbraio e marzo. Successivamente sono ritornato nel periodo estivo per vedere e scoprire il Paese sotto una lente radicalmente diversa, più vitale.

Prima di venire qui ti eri mai interessato alla Serbia o a Belgrado?

A Belgrado ero stato di passaggio una decina di anni fa, nel 2002. Ero in Serbia per un volontariato in Kosovo, e con gli altri accompagnatori avevamo scelto di viaggiare con un furgone. Pur essendo passati dalla capitale, in quel momento non eravamo particolarmente attratti da Belgrado. Ingenuamente avevamo in mente una città rovinata dal classico brutalismo architettonico di matrice sovietica. Tornare dopo dieci anni con altri occhi e un’altra mentalità, mi ha permesso di scoprire una città che invece ha moltissimo da dire. Basti pensare alla complessità delle sue stratificazioni e a quello che possono offrire ad un osservatore attento. Interessante poi il fatto che Belgrado non è una città celebre per uno specifico land mark, come Parigi che ha la Torre Eiffel. La sua bellezza è distribuita e puoi scoprirla ovunque.

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Nella tua guida ti soffermi appunto sul fatto che Belgrado sia stata distrutta addirittura 44 volte, secondo te la Storia di questa città dove sopravvive? Cosa deve cercare un turista che viene qui?

Probabilmente il viaggiatore deve volgere la propria attenzione su vari livelli. Penso che in una città come Belgrado sia sempre importante guardare verso l’alto, alla scoperta dei dettagli architettonici dei suoi palazzi, sempre in bilico tra modernità e decadenza. Si può passare dalle linee liberty più raffinate alla forza brutale dei palazzoni sovietici. Belgrado è una città che si scopre scavando; per me è stato quasi un lavoro da archeologo. Al primo incontro a volte è difficile penetrarla e cogliere tutta la bellezza, però, al di là di alcuni scorci splendidi, è una città che si offre in tutta la sua forza allo spettatore paziente. Ed è allora che puoi apprezzare il suo ruolo di crocevia che storicamente Belgrado ha avuto tra Occidente e Oriente.

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In tal senso, ci sono dei luoghi in città in cui pensi che sia evidente un certo cosmopolitismo?

Ad esempio il quartiere di Dorcol, che è noto per essere il quartiere più multiculturale. Si pensi al fatto che lì si trovano la Moschea o il Museo di storia ebraica. E poi appunto, osservando anche soltanto i palazzi del centro si può capire come, il continuo rimescolamento di genti diverse, si rispecchi nelle diverse stratificazioni della città e in un dinamismo architettonico che permane ancora adesso. Belgrado è senza dubbio una città di frontiera in cui il multiculturalismo non è un tratto definito, che si esprime attraverso zone ad alta densità di stranieri, è semmai qualcosa di sotterraneo e fluido.

Quali aspetti della città ti hanno colpito particolarmente?

Una cosa che mi ha colpito molto è la ricerca continua di qualcosa di nuovo. La sensazione è di avere di fronte una città in fermento, intenzionata a crescere e a sviluppare dei tratti sempre più originali. Penso ad esempio agli interni di molti locali, alla finezza del dettaglio che puoi trovare dentro un bar o un ristorante.

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Ci sono dei locali in particolare che ti hanno colpito?

Sì, il BIGZ Building, con il locale jazz Cekaonica, è uno di quei luoghi che ti rimangono nel cuore. Oppure penso a luoghi un po’ più kitsch ed eccentrici, come il ristorante Lorenzo & Kakalamba. Più in generale mi hanno molto colpito i giovani, con la loro originalità e volontà di aprirsi a nuovi stimoli. Un tratto questo evidente anche nella velocità con cui cui ogni giorno spuntano nuovi locali, arredati con gusto. Ritengo inoltre che l’elevata qualità del divertimento, mista ad una vivacità e ad una pluralità culturale molto vaste, siano il frutto di una necessità di evasione dagli schemi molto forte, soprattutto se si considera che fino al 2010 era quasi impossibile per molte persone ottenere un visto per uscire dai confini serbi.

1_the-bigz-building"Il BIGZ è un luogo che divide. Alcuni abitanti di Belgrado non ci metterebbero piede nemmeno se fossero pagati per farlo, altri invece ci vivrebbero. 
L’edificio fu costruito nel 1941 per ospitare la sede della ‘National Printing Institution of Yugoslavia’, chiusa negli anni ’90. Da qualche anno il governo serbo ne affitta gli uffici a giovani artisti, designer e musicisti (ci sono addirittura la scuola di capoeira e di circo). Tra il 7° e l’8° piano l’edificio ospita una decina di club tutti diversi, sovraffollati e fumosi (specie il Fat Cat, il locale reggae); ogni sera c’è un Djset o un concerto di band alternative provenienti da tutta Europa. Certo, per azionare lo sgangherato ascensore occorre una combinazione strana di pulsanti, e i bagni sono forse i più sporchi della città, ma se tutto ciò non vi disturba, nemmeno l’atmosfera un po’ degradata o i graffiti sulle pareti, vi divertirete tantissimo. Il fiore all’occhiellodel BIGZ è il Čekaonica www.jazzclubcekaonica.com), un pub all’ultimo piano dell’edificio: musica jazz sette giorni su sette, buona birra locale e un panorama indimenticabile su Belgrado (Bulevar Vojvode Mišića 17). [pag.109]

E invece, secondo te c’è qualche aspetto della città che potrebbe non soddisfare le esigenze del viaggiatore medio europeo?

Forse l’assenza di poli museali importanti pesa sul valore turistico di una città come Belgrado, assieme alla mancanzabelgrado251 di un vero e proprio “monumento distintivo” della città, ma questi aspetti vengono compensati dal fatto che è una città ricca di scorci, turisticamente a misura d’uomo, in cui puoi muoverti tranquillamente a piedi, dai prezzi molto bassi e dalla grande offerta culturale. In generale Belgrado è una città molto onesta nell’offrirsi, capace di dare molto a chi la osserva senza pregiudizi. Ovviamente se vai a Belgrado con la speranza di scoprire una nuova Istanbul rimarrai deluso.

A proposito delle persone, è interessante notare come, nella sezione fotografica del tuo sito www.faroutof.it, spesso concentri l’attenzione del tuo obiettivo fotografico sui visi e più in generale sugli aspetti culturali e antropologici dei luoghi. In tal senso come definiresti i serbi? E che impatto hai avuto con le persone e con la cultura del luogo?

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Ho avuto modo di conoscere moltissimi serbi durante i miei viaggi, e in generale mi sono trovato benissimo con tutti. Ho incontrato un popolo sempre divertente, gentile e molto aperto. Ho anche notato che è molto sentita la questione dell’identità sia nei giovani che negli adulti. Mi sembrava che fosse molto forte il senso di appartenenza culturale ai luoghi. Al tempo stesso ho avuto la sensazione che i serbi abbiano una forte consapevolezza della loro storia, unita ad un desiderio di sana rivalsa sulle ferite del passato. Un approccio che ho percepito anche durante il mio viaggio in Iran, dove alla consapevolezza si unisce la necessità di guardare avanti con determinazione.

Hai avuto modo di girare anche altre zone della Serbia? 

Sì, al fine di approfondire la sezione della guida relativa agli itinerari, ho cercato di spaziare il più possibile. Ho visitato Novi Sad e la Vojvodina, la Fruska Gora con i suoi monasteri ortodossi, ho fatto un giro del Danubio fino a Studenica. Inoltre sono andato verso sud dove ho visitato l’area di Zlatibor e l’area della transromanica fino a Novi Pazar. Durante questo viaggio ho notato le grandi differenze che ci sono tra Belgrado e le aree rurali, ad esempio a livello paesaggistico e umano, come se ci fossero tante “Serbie” da conoscere. Il Paese offre moltissimo, dalle aree romane ai castelli medievali, come la fortezza di Smederevo, e fino ai monasteri ortodossi, alcuni davvero incredibili, come quello romanico di Studenica o Krusedol nella Fruska Gora.

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Questa capacità di osservare e di descrivere i luoghi fa parte comunque di un tuo percorso più ampio e complesso, ce ne vuoi parlare?

Con piacere. Io nasco principalmente come Graphic Designer, con un forte orientamento verso lo studio delle mappe e del loro linguaggio. Viaggiare per me è un modo per unire questo grande amore per la cartografia con i riflessi culturali e letterari che spesso compongono una mappa. Anche sulla base di questi aspetti ho deciso di specializzarmi sui sistemi di grafica per la città, segnaletica, diagrammi, grafica per la mobilità e sulla elaborazione di mappe, con i dati del GIS (Geographic Information System). A queste attività si uniscono anche la scrittura e l’insegnamento.

 

DSC4028WPInfine un’ultima domanda, forse più filosofica. Secondo te è la mappa che influenza il comportamento dell’uomo o sono gli uomini che modellano la mappa a seconda delle loro esigenze?

Questa è certamente una delle grandi questioni della cartografia. Durante il mio percorso di studi ho riflettuto molto su come le mappe custodiscano la memoria dei luoghi. Ogni epoca storica in fondo inscrive anche sulle mappe una parte importante di sé. Dal mio punto di vista dunque, l’uomo influenza la mappa proprio perché in essa trasferisce conoscenze, sogni e aspirazioni. E in base al periodo storico ogni mappa è stata modellata sulla base dell’interiorità di chi la realizzava. Il geografo Franco Farinelli ad esempio sostiene che il mondo sia la copia della mappa e non il contrario. La mappa dunque è uno strumento che crea dialogo sia con chi la scrive che con chi la osserva. Personalmente, come designer, vedo la mappa come un luogo in cui trasferire e organizzare le proprie conoscenze. La mappa in definitiva è un mega simbolo talmente pieno di senso da poter essere letto sotto molteplici aspetti.

iran2Luigi Farrauto ha vissuto a Porto, Amsterdam e Boston, occupandosi di mappe, segnaletiche e information visualization, e ora sono stabile a Milano. Ha conseguito un dottorato di ricerca in Design sulla cartografia. Insegna Map Design alla Scuola Politecnica di Design, è autore Lonely Planet Italia e progetta mappe e segnaletiche. Ama le città moderne e le civiltà antiche. Ha scritto Senza passare per Baghdad (Voland, 2011) e la guida Belgrado e itinerari in Serbia (EDT Pocket, 2013). Fa parte della redazione di Progetto Grafico. Nel tempo libero studia l’arabo, viaggia e gioca con il cubo di Rubik. 

http://www.faroutof.it/
http://www.lonelyplanetitalia.it/articoli/un-giorno-perfetto-a-spasso-per-belgrado

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One Reply to ““Belgrado, la scopri guardando verso l’alto””

  1. Alessandro ha detto:

    Mi congratulo per l’intervista e per la puntuale fotografia di come oggi si presenta Belgrado.
    Ritengo che l’intervistatto abbia colto l’essenza dell’anima di questa affascinante città sospesa tra Est e Ovest.

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