Belgrade Jazz Festival 2026: 13 concerti spettacolari

Il Belgrade Jazz Festival, il più antico e prestigioso evento jazz internazionale del Paese, torna con la sua 42ª edizione e un programma di altissimo livello, dedicato alle ultime tendenze del jazz contemporaneo. Dal 21 al 24 ottobre 2026, il pubblico del Dom omladine di Belgrado potrà assistere a 13 concerti con importanti artisti internazionali, che culmineranno in una jam session finale.

L’identità visiva del festival – caratterizzata da una tromba stilizzata alla confluenza dei fiumi Sava e Danubio, ai piedi della Fortezza di Kalemegdan – ha ispirato lo slogan di quest’anno: “Jazz Confluence” (“La confluenza del jazz”).

Il debutto di Ana Popović al BJF

Per la prima volta nella storia del Belgrade Jazz Festival, la star principale arriva dal mondo del blues: Ana Popović. È anche la prima volta che l’headliner principale è un’artista serba, e non è un caso. Ana è la più affermata protagonista serba della musica popolare di tutti i tempi. Nel corso della sua carriera ha ottenuto dieci nomination ai Blues Music Awards (gli “Oscar” della comunità blues), è stata headliner di importanti festival blues internazionali ed è apparsa sulle copertine di prestigiose riviste dedicate al blues e alla chitarra.

La selezione di band americane mette in evidenza la diversità del genere nel suo Paese d’origine. Tra queste, suscita particolare interesse il trio The Messthetics, le cui radici risalgono all’iconica band alternative rock Fugazi, attraverso il bassista Joe Lally e il batterista Brendan Canty. A questo incisivo trio post-punk si unisce un collaboratore sorprendente: il sassofonista tenore James Brandon Lewis, nominato miglior musicista jazz al mondo nel 2025, anno in cui ha conquistato anche il pubblico locale.

Dalla scena americana arrivano anche il trombettista Rob Mazurek, che presenterà il suo progetto Chicago Underground Duo insieme al batterista Chad Taylor; Marquis Hill, vincitore del Thelonious Monk International Jazz Competition e nominato miglior talento alla tromba dalla rivista DownBeat nel 2016; e il trio del violinista Arun Ramamurthy, che propone un ipnotico intreccio tra la tradizione carnatica dell’India meridionale e la jazz fusion.

Fonte: Blic, 11.09.2026

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