L’Ucraina entrerà nell’Unione europea saltando la fila, mentre la Serbia e la regione restano ad aspettare davanti alla porta? Se dipendesse dall’Austria e dalla Grecia, la risposta sarebbe no. Insieme ad alcuni altri Stati membri dell’UE, questi due Paesi si sono schierati in difesa dei Paesi dei Balcani occidentali, insistendo sul fatto che la regione non debba essere trascurata né messa in secondo piano rispetto all’Ucraina nel dibattito sull’allargamento.
Come riportato da Večernji list, questa posizione contro scorciatoie o corsie preferenziali è stata recentemente espressa ufficialmente dalla Ministra austriaca per l’Europa, Klaudija Bauer, durante un incontro ministeriale a Bruxelles. “Le stesse regole e le stesse condizioni devono valere per tutti i candidati. Qui c’è sempre questa particolare attenzione verso i Paesi dei Balcani occidentali”, ha dichiarato Bauer, aggiungendo: “Per alcuni esiste una corsia di sorpasso, grazie alla quale sembrano già avere un piede nell’UE, mentre altri devono lavorare per decenni per ottenere l’adesione“, ha criticato.
Una posizione analoga e altrettanto ferma a sostegno dell’ingresso della regione nell’UE arriva anche dalla Grecia. “La Grecia sostiene il processo di adesione dell’Ucraina e della Moldavia… ma è importante che i progressi dei loro percorsi di adesione non vadano a discapito dei Balcani occidentali, la cui prospettiva europea è stata chiaramente riconosciuta già con l’Agenda di Salonicco del 2003”, ha riportato Večernji list citando una fonte diplomatica dell’UE.
Tuttavia, da quell’Agenda all’ingresso nell’UE il cammino è lungo, poiché nel frattempo soltanto la Slovenia e la Croazia sono riuscite a entrare con successo nel “club degli eletti”. Serbia, Montenegro, Albania e Macedonia del Nord restano ancora davanti alle porte dell’UE.
Davanti a loro si è inserita l’Ucraina, dopo l’attacco della Russia, e Igor Novaković, dell’ISAK Center, ha dichiarato a Blic che la situazione attuale nell’UE è tale che è in corso un dibattito su come procedere in futuro. “In linea di principio non sappiamo cosa accadrà nel prossimo periodo, tutto ciò che sentiamo sono evidentemente appelli a un dibattito interno all’UE. Dal punto di vista politico, sebbene si speculi che, in caso di allargamento all’Islanda, Islanda e Montenegro potrebbero diventare membri, esistono anche ostacoli politici, prima di tutto la questione delle elezioni presidenziali in Francia“, osserva Novaković.
Secondo lui, nel dibattito sull’opportunità di un vero allargamento si intrecciano due problemi:
- La paura principale riguarda il fatto se l’allargamento debba avvenire prima che venga risolta la questione del veto nell’UE. C’è il timore che un nuovo Stato possa finire sotto l’influenza di un altro membro oppure condurre una propria politica autonoma, come fa l’Ungheria.
- C’è poi la questione dell’Ucraina, poiché all’inizio di febbraio il Presidente statunitense Donald Trump ha insistito affinché l’UE facesse una concessione all’Ucraina e si è persino parlato della possibilità che il Paese possa diventare membro a pieno titolo dell’UE entro un anno dalla tregua.
“La mia impressione è che vi siano alcuni Stati membri, soprattutto quelli confinanti con l’Ucraina, che vorrebbero un maggiore impegno dell’UE per l’ingresso di Kiev, mentre quelli confinanti con i Paesi dei Balcani occidentali ritengono che entrambe le parti debbano essere trattate in modo equo“, ha affermato Novaković.
Il cancelliere tedesco Friedrich Merz è uno di coloro che sono passati dal dibattito all’azione. Il 18 maggio ha inviato una lettera ai presidenti delle istituzioni europee nella quale propone di rafforzare i diritti dei Paesi candidati e di introdurre un modello di adesione associata per l’Ucraina. Nella stessa lettera ha inoltre proposto che i Paesi dei Balcani occidentali ottengano lo status di osservatori in tutte le istituzioni europee rilevanti.
Nella lettera Merz ha scritto che ai Paesi dei Balcani occidentali e alla Moldavia dovrebbe essere consentito l’accesso al mercato unico dell’UE e “legami più stretti con le istituzioni europee nel processo quotidiano di presa delle decisioni”.
In Serbia, a differenza di alcuni Paesi dell’UE, questo percorso non viene criticato. Così Slobodan Zečević, dell’Istituto per gli Studi Europei, dopo la pubblicazione della lettera ha dichiarato a Blic che l’obiettivo sarebbe innanzitutto quello di “integrare economicamente i Paesi dei Balcani occidentali nell’UE, senza diritto di voto. In questo modo beneficeremmo di tutti i vantaggi del mercato unico europeo, ma senza avere un reale peso politico. In ogni caso, anche questo per noi sarebbe importante. Per noi è importante anche non pagare il roaming e far parte del sistema SEPA. Certamente, lo status di osservatore nell’UE potrebbe facilitarci la vita e creare la sensazione di non essere esclusi dall’Unione europea“, ha affermato Zečević.
Anche Strahinja Subotić, program manager del Centro per le Politiche Europee, ha dichiarato a Blic che i benefici di questa proposta sarebbero molteplici:
- I cittadini potrebbero vedere che è l’UE a voler accogliere nuovi membri e che è pronta a tendere la mano ai candidati in un modo mai visto prima.
- Si incentiverebbero le riforme perché, se il processo fosse condizionato alle riforme, ci si aspetterebbe un clima più favorevole alla loro attuazione, mentre gli Stati avrebbero la possibilità di rappresentare i propri interessi nelle istituzioni europee già prima dell’adesione effettiva.
- Questo incoraggerebbe inoltre gli Stati a lavorare gradualmente sul rafforzamento delle proprie capacità amministrative, affinché al momento dell’ingresso siano praticamente pronti ad assumersi tutti gli obblighi derivanti dall’adesione, inclusa la capacità di difendere efficacemente i propri interessi in tutte le istituzioni dell’UE.
(Blic, 29.05.2026)
https://www.blic.rs/vesti/politika/austrija-i-grcka-povukle-rucnu-bune-se-zbog-precice-ukrajini-u-eu-dok-zapadni-balkan/zkg4p7p
