Arresti e lotta alla criminalità, il marketing elettorale del partito di Vucic

Grandi arresti di massa di criminali, portati in scena in vista delle elezioni, sono diventati uno strumento di marketing per il Partito Progressista al governo della Serbia.

Il Primo Ministro della Serbia e leader del Partito Progressista, Aleksandar Vucic, ed i suoi soci, stanno facendo del loro meglio per segnare più punti possibili in vista delle elezioni presidenziali previste per il prossimo 2 aprile, in cui Vucic è il favorito: seguendo il modello delle precedenti elezioni, uno degli strumenti che la squadra di Vucic sta implementando è quello degli arresti di massa.

Una campagna di polizia dal nome in codice “Pluto” è stata presentata il 1° marzo, lo stesso giorno in cui Maja Gojkovic ha annunciato le elezioni presidenziali.

Cinquantatré persone sono state messe agli arresti in diversi villaggi e città, con l’accusa di aver commesso vari reati a partire dal 2005 fino ad oggi.

Cinque giorni più tardi, quando la campagna elettorale presidenziale era già iniziata, altre 48 persone sono state arrestate nell’ambito dell’operazione “Pluto 2”.

Il promotore principale di questa “marketing del manganello”, che ha avuto luogo in più fasi, è uno dei più stretti collaboratori di Vucic, il Ministro degli Interni, Nebojsa Stefanovic.

In primo luogo, è stato stilato un elenco completo contenente i nomi dei sospetti legati ad attività criminali in tutta la Serbia. Questo elenco è stato successivamente diviso in due parti, quasi uguali, e sono seguite le retate.

Il primo gruppo di “criminali” è stato arrestato all’inizio della campagna elettorale, mentre l’altro gruppo è stato arrestato una settimana o due prima del giorno delle elezioni.

I cittadini sono stati quindi informati delle spettacolari campagne intraprese dalla polizia”, che “non scendono a compromessi nella loro lotta contro la criminalità e la corruzione”, ha dichiarato Stefanovic stesso.

Tali arresti di massa hanno fornito alla stampa materiale per le notizie da prima pagina e per le relazioni da prima serata in TV. Hanno anche generato un’impressione notevole sui cittadini disinformati.

L’obiettivo è stato quindi raggiunto e, di solito, l’azione intrapresa risulta di per se sufficiente.

Lo stesso scenario utilizzato ora in vista delle elezioni presidenziali, si è verificato anche l’anno scorso prima delle elezioni generali di aprile. La somiglianza è così impressionante che le probabilità che si tratti di una coincidenza appaiono esigue.

L’anno scorso, le elezioni generali vennero annunciate il 4 marzo. Due settimane dopo, il 18 marzo, in una campagna di polizia dal nome in codice “Scanner”, 46 sospettati vennero tratti in arresto con l’accusa di attività illegali, riciclaggio di denaro sporco ed evasione fiscale.

Dieci giorni prima delle elezioni, il 15 aprile, la campagna di polizia proseguì sotto il nome di “Scanner 2”, portando all’arresto di altri 49 sospettati.

Anche il quotidiano filogovernativo Vecernje Novosti notò, cinque mesi dopo, che 95 persone erano state arrestate nell’ambito delle operazioni “Scanner 1” e “Scanner 2”, ma che “nessuna indagine è stata completata, e nessuno è stato detenuto in custodia”.

Fino ad oggi, un anno dopo queste campagne, le autorità non hanno informato il pubblico in merito alle condanne o all’esproprio dei beni di provenienza illecita. Questo sembra dirla lunga sulla serietà e la natura della campagna.

Non vi è dubbio che tra gli arrestati di “Scanner” e “Pluto” figurino persone che hanno commesso reati gravi e causato danni allo Stato.

Tuttavia, i presunti crimini commessi dalle persone arrestate sono così vari che non vi sarebbe alcuna ragione per il loro arresto congiunto, eccetto scopi di marketing.

Per esempio, perché la polizia ha arrestato, nello stesso giorno, agenti di polizia che avevano accettato tangenti da conducenti di auto, un guardaboschi di Kosjeric e un medico di Indjija, come è accaduto nel corso di “Pluto”, sebbene non fossero tutti membri di uno stesso gruppo criminale organizzato? Non ci sono prove che lo fossero.

Nemanja Nenadic, di Transparency Serbia, ha osservato che la Serbia ha “arresti molto roboanti e risultati molto silenziosi di questi eventi”. Non viene data la possibilità, infatti, di conoscere cosa è seguito dopo gli arresti.

Per giustificare queste campagne di arresti, viene segnalato che alcuni dei crimini sono stati commessi continuamente dal 2005 al 2007, fino al momento dell’operazione. Ciò suggerirebbe una certa difficoltà nella risoluzione di questi casi, difficoltà cui il governo però è venuto a capo.

Eppure, la criminalità è ancora fiorente e nessuno se ne accorge meglio dei cittadini di Belgrado, che troppo spesso sono testimoni di lotte tre bande e persino di omicidi in spazi pubblici.

Il più noto di questi casi è l’assassinio del leader della tifoseria del Partizan, Aleksandar Stankovic, alias Sale Mutavi, freddato nel mese di ottobre 2016 davanti alla prigione centrale.

Questo incidente ha reso le autorità furiose.

Stankovic era stato condannato per spaccio di droga. Era molto vicino a gente appartenente al club del Partisan, il cui Consiglio Direttivo comprende, tra gli altri, personalità politiche.

Come riportato in precedenza da BIRN, a differenza di altri omicidi di mafia simili, questo ha chiaramente disturbato il capo del governo, Vucic.

Il Ministro Stefanovic tenne, per l’occasione, una speciale conferenza stampa nel corso della quale dichiarò, in modo sensazionale, che lo Stato non avrebbe permesso tali eventi per le strade, e che lo Stato era in guerra con la criminalità organizzata.

Lo stesso messaggio arrivò dal Primo Ministro Vucic, il quale dichiarò una lotta senza quartiere contro la criminalità organizzata e le imprese mafiose.

Eppure, è un segreto noto che spacciatori di droga sono presenti nei fan club delle due più grandi squadre di calcio di Belgrado, la Stella Rossa e il Partizan. Lo show televisivo d’inchiesta Insajder ha rivelato, diversi anni fa, che la maggior parte dei leader delle tifoserie sono stati accusati o indagati per traffico di droga.

A seguito di una rissa in un match tra Stella Rossa e Partizan nel novembre 2013, Vucic aveva anche annunciato che “la lotta contro questi criminali sarà spietata e sarà uno delle più grandi nella storia della Serbia”.

I partiti politici e le istituzioni statali vantano una lunga tradizione nell’utilizzo delle tifoserie violente per i propri scopi, cosa che li spinge a chiudere un occhio ai loro affari nel giro della droga. I fan di questi club non sono tra gli arrestati delle campagne “Scanner” e “Pluto”.

Più di recente, il 30 gennaio, i cittadini di Belgrado sono stati scossi dall’omicidio dell’atleta Vlastimir Milosevic, nel centro della città. Milosevic è stato ucciso sul tram in una strada trafficata, in un momento in cui la gente va a lavorare e i bambini vanno a scuola.

Una città in cui si verificano tali omicidi non può essere chiamata pacifica o sicura. Il che, tuttavia, non impedisce al Capo della polizia di vantarsi di come il tasso di criminalità in Serbia diminuisca di anno in anno.

La polizia in Serbia sa tutto. Dopo ogni omicidio viene rilasciata una dichiarazione secondo la quale la vittima (e spesso il killer) è stato un criminale registrato.

Così la polizia conosce tutti i criminali, ma non fa nulla per evitare le loro azioni. Tale situazione è stata descritta dal sociologo Jovo Bakic, che ha sostenuto che la mafia ha “catturato il nostro Paese”.

Vucic è salito al potere promettendo che avrebbe risolto 24 delle controverse privatizzazioni della società statali che si sono verificate durante i governi di Vojislav Kostunica e Boris Tadic.

La gente pretendeva che qualcuno rispondesse per quella rapina. Ma Vucic non ha fatto nulla. La maggior parte di questi casi sono stati esaminati, ma non sono mai arrivati in tribunale. I file sono conservati in alcuni cassetti.

Tutto questo dimostra che una vera lotta contro il crimine non esiste, ma che è semplicemente falsa, di solito ruotando intorno al periodo delle elezioni.

Le istituzioni che dovrebbero affrontare questo problema sono state distrutte, la polizia è sotto il diktat del Partito Progressista al potere mentre il compito principale della Procura della Repubblica sembra essere quello di proteggere gli individui al potere dalla regola di diritto.

Questo situazione è stata esemplificata dalla demolizione illegale di strutture in Hercegovačka, a Belgrado, la notte seguente le elezioni generali dello scorso anno.

Quella notte, il 24 aprile, circa 30 uomini mascherati hanno demolito edifici nel quartiere Savamala, dove un enorme complesso deve essere costruito.

L’azione segreta è stato considerata da molti come una mossa da parte delle autorità per liberare rapidamente il terreno per il progetto sostenuto dal governo.

Vucic in seguito ha dichiarato che ufficiali superiori della città sarebbero responsabili delle demolizioni, ma, da allora, non ci sono stati progressi nel caso.

L’anno scorso, la società di consulenza Mercer ha affermato che Belgrado è la seconda città meno sicura in Europa. Solo Kiev, nei pressi di una zona di guerra, è stata dichiarata peggiore. Questo ha scatenato la sorpresa e la rabbia di molte personalità al potere, irritate, inoltre, dalla lista che viene pubblicata annualmente da Transparency International, secondo cui la Serbia risulta uno dei paesi più corrotti.

Ma questi sono semplicemente gli effetti del “marketing del manganello”.

(Milenko Vasovic, Balkan Insight, 22.03.2017)

http://www.balkaninsight.com/en/article/vucic-team-use-arrests-ahead-of-serbian-election-03-22-2017

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