Arca del gusto della Vojvodina: DDOR e Slow Food per un’agricoltura consapevole e sostenibile

La presentazione del catalogo “Riznica Ukusa Vojvodine” (Arca del gusto della Vojvodina), tenutasi ieri nel corso della fiera dell’agricoltura di Novi Sad, è stata accolta con grande interesse. Si tratta di una pubblicazione finora unica nel suo genere: un lavoro scientifico curato dall’Istituto per le tecnologie alimentari del’l’Università di Novi Sad che ha individuato i prodotti e le produzioni tipiche della Vojvodina in base a criteri oggettivi, basati sulla presenza di comunità di produttori, di tradizioni consolidate, di sapori unici e legati a territori specifici al fine di valorizzare la biodiversità agroalimentare e l’agricoltura familiare e di piccola scala. 

Si tratta del frutto di un lavoro collettivo: il progetto proposto da Biagio Carrano, presidente dell’Associazioen dei convivi Slow Food in Serbia è stato raccolto con entusiasmo e capacità di visione da Giorgio Marchegiani, amministratore delegato di DDOR, e sviluppato grazie alle competenze dei ricercatori del FINS (Istituto delle tecnologie alimentari dell’Università di Novi Sad), alla elegante penna della giornalista Mirela Mitric e a tutto la squadra della comunicazione e marketing della DDOR capitanata da Snezana Roznov.

Per il Presidente della Provincia Autonoma di Vojvodina Igor Mirovic, intervenuto al dibattito di presentazione del catalogo, “Tutto quello che si ritrova in questa arca del gusto è la conferma definitiva di una tradizione unica, sviluppata nel corso dei secoli attraverso l’interazione delle persone che hanno sviluppato uno specifico stile di vita, una ricchezza, un gusto e un’armonia che rende unica la Vojvodina”.

“Ci si potrebbe chiedere perché una compagnia assicurativa investa su un progetto come questo” – ha esordito l’amministratore delegato di DDOR Marchegiani – “La ragione è semplice: in quanto società serbo-italiana sappiamo molto bene come identificare, proteggere e valorizzare il patrimonio della tradizione agricola e il cibo locale è un importante fattore di sviluppo locale in termini di economia e di turismo. Possiamo, analoamente all’Italia, valorizzare le specialità “micro-locali”, garantite da specifici marchi, per attrarre investimenti e invitare le persone a visitare i posti dove essi vengono prodotti. I visitatori possono conoscere così meglio le tradizioni e il contesto sociale e ambientale che ha protetto e favorito quella tradizione alimentare”.

Per Biagio Carrano, presidente dell’associzione dei convivi Slow Food in Serbia, “Il catalogo è un invito a tutti i serbi ad essere orgogliosi delle loro tradizioni alimentari uniche e a non imitare in maniera patetica altri paesi. Allo stand della città di Belgrado mi hanno offerto una pseudomozzarella immangiabile e un “Gauda locale”. Ma perché non valorizzare il formaggio di Mokrin, oramai prodotto solo da tre donne? Perché non valorizzare il formaggio di Sombor o il formaggio di pecora che si fa in Banato? I prodotti alimentari che possono vantare la Serbia e la Vojvodina sono unici e meritano molta più attenzione: non sono un residuo del passato, sono una grande porta verso un futuro di dignità e di sostenibilità per chi vuole dedicarsi a un’agricoltura moderna. Il nostro è stato un atto di rispetto e di affetto verso un paese che ospita una parte del nostro percorso di vita”.

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