Analisi GB: i Balcani occidentali raggiungeranno gli standard europei tra 50 anni

Un rapporto della Commissione Esteri della Camera dei Comuni presentato in occasione del recente summit di Londra afferma che ci vorranno tra 50 e 60 anni affinché i Balcani occidentali raggiungeranno gli attuali livelli di qualità della vita dell’Unione europea.

In questo rapporto le prospettive dei sei paesi della regione sono deprimenti e, tra una sfilza di criticità, si evidenziano la “cronica stagnazione economica” e i costanti conflitti etnici e le tensioni bilaterali. “I Balcani occidentali dai conflitti cruenti degli anni Novanta hanno risolto una serie di problemi, ma qui finiscono le buone notizie da questa regione, che rimane condizionata da tutto un insieme di problemi correlati. I problemi nel frattempo si sono acuiti e le elite locali ahnno tutto l’interesse a mantenere lo status quo”, dichiara la Commissione Esteri del Parlamento inglese.

“Con una maggiore crescita del PIL ce la si potrebbe fare in 25 anni”

La relazione ipotizza un tempo compreso tra i 50 e i 60 anni affinché la regione raggiunga gli standard di vita dell’Unione europea, ma un altro studio della Banca Mondiale fa oscillare questo traguardo tra una previsione ottimistica a 40 anni e una pessimista a 200 anni. Ma dove è la via di mezzo? Possono i cittadini serbi raggiungere questi standard prima delle stime più ottimistiche? “Le stime della Banca Mondiale sono di tipo statistico”, afferma Aleksandar Vlahovic, presidente dell’Associazione degli economisti serbi e già ministro dell’Economia e delle Privatizzazioni: “Con una più alta crescita del PIL raggiungeremo l’Unione in 25 anni. “La stima calibrata tra 50 e 60 anni parte dall’analisi delle serie storiche tra il 2000 e il 2017, mentre la stima più pessimistica prende a metro di comparazione l’andamento dei PIL nel momento peggiore della crisifinanziaria globale”, specifica Vlahovic, il quale ricorda che il PIl pro capite serbo è un quarto di quello dei paesi più ricchi dell’Unione, un terzo dell’Europa meridionale (Italia e Spagna) e la metà di quello dei paesi dell’Europa centrale (Polonia, Cechia, Slovacchia). Per raggiungere più rapidamente gli standard di vita dell’Unioen il PIl dovrebbe crescere al 5% annuo. “In questo modo basterebbero 25 anni”, chiosa Vlahovic, ma “servono investimenti. Oggi essi in Serbia rappresentano il 18% del PIL ma dovrebbero raggiungere il 23% minimo. Per arrivare a una crescita del 5% annuo dovremmo ristrutturare e specificatamente privatizzare le grandi imprese pubbliche e da attirare gli investimenti privati molto grandi. Allo stesso modo è fondamentale avere un sistema giudiziario più efficace e velocizzare le pratiche di liquidazione”, specifica l’ex ministro.

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Decenni per accedere all’UE

Il rapporto ricorda che le guerre nei Balcani occidentali hanno rappresentato “le peggiori violenze contro i civili in Europa dalla Seconda Guerra Mondiale” e si cita Dimitar Bečev dell’Università della North Carolina: “Molti problemi che hanno portato ai conflitti dei Novanta sono stati superati, ed è una buona notizia. Ma la situazione nella regione resta condizionata da dispute bilaterali e tensioni etniche”. Si ricorda anche come la popolarità del tema dell’adesione all’Ue non sia molto alta tra i cittadini dei paesi dell’area. Timothy Less, direttore dell’Agenzia New Europe di cambridge ricorda che il 39% della popolazione è a favore dell’adesione mentre il 49% è contrario. “In base all’attuale percorso, ci vorranno decenni ai paesi dell’area per diventare membri dell’Ue”, afferma Less.

Non c’è dunque tanto spazio per l’ottimismo a leggere questo rapporto. Tuttavia Marko Savkovic del Centro per l’Eccellenza Politica di Belgrado non concorda del tutto che ci vorranno decenni per l’adesione. Egli dichiara a Blic che l’adesione all’Ue della Serbia dipenderà dai paesi guida dell’Unione e non da Bruxelles. “Il problema è che Francia e Germania non hanno la stessa posizione sul tema. Non è che Macron sia contro l’allargamento. In realtà egli vorrebbe che prima l’Unione si riformi in base alle richieste francesi e poi si passi all’allargamento, che in questo senso potrebbe diventare una vittima collaterale. Noi continuiamo ad avere la prospettiva di far parte dell’Unione nel 2025 e il governo dovrebbe mantenere questa scadenza. Dopo tutto, l’implementazione delle riforme tassative per aderire all’Unione è un nostro interese. Non dovremmo mollare”, conclude Savkovic.

(Blic, 17.07.2018, https://www.blic.rs/vesti/politika/britanski-izvestaj-ii-zapadni-balkan-ce-standard-eu-dostici-tek-za-50-godina-ali-to/7qf06wn)

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