Amnesty International: pochi passi avanti sui diritti umani

“L’impunità continua per i crimini secondo il diritto internazionale. Le aggressioni verbali di funzionari e media vicini al governo hanno creato un ambiente tossico per gli attivisti dello stato di diritto e per i media indipendenti”-Amnesty International parla della Serbia nel suo ultimo rapporto sui diritti umani.

Il report 2017/18 racconta lo stato dei diritti umani nei 159 paesi, Serbia compresa, e documenta la lotta di tante persone nell’affermazione dei loro diritti, e i fallimenti del governo nel rispettarli, proteggerli e realizzarli.

Tra l’altro, il report, pubblicato oggi, racconta della libertà di parola in Serbia, e particolarmente il modo in cui sono trattati I giornalisti dalle autorita statali. Inoltre, il report afferma che “I giornalisti investigativi sono stati sottoposti a campagne diffamatorie da parte dei ministri e dei media vicini al governo” e aggiunge: “Il personale di sicurezza privato del partito dominante ha aggredito fisicamente sei giornalisti durante la trasmissione sulle proteste avvenute nel corso della inaugurazione presidenziale il 31.maggio.

A luglio, I giornalisti della “Rete per l’investigazione dei crimini e la corruzione”, ovvero KRIK, hanno ricevuto minacce di morte, mentre l’appartamento della giornalista investigativa Dragana Peco è stato svaligiato.

Per quanto riguarda i crimini di guerra e l’efficienza giudiziaria nella prosecuzione dei criminali di guerra, il report dell’Amnesty International dice: “A maggio, Snezana Stankojkovic e’ stata eletta come capo procuratore per i crimini di guerra. Solo tre procedimenti penali, tutti conclusi con assoluzioni, sono stati conclusi nella Camera Speciale Per i Crimini di Guerra. Il nuovo processo è continuato con gli ex soldati accusati di crimini di guerra in Kosovo, inclusa la prima incriminazione per stupro. Ad ottobre, la Corte d’appello ha respinto in modo analogo le accuse contro cinque ex paramilitari serbo-bosniaci accusati del rapimento e in seguito l’omicido di 20 persone in un treno alla stazione di Strpci in Bosnia e Erzegovina a febbraio 1993.

Inoltre, il report rivela anche il modo in cui lo stato tratta i Rom, come uno dei gruppi etnici piu’ vulnerabili in Serbia, e afferma che “le famiglie Rom a Belgrado hanno continuato a vivere negli insediamenti informali”.

Infine, il report parla del trattamento della comunita’LGBTI e aggiunge: “La nomina di Ana Brnabic, una lesbica, come primo ministro, e la sua presenza al “Pride” di Belgrado a settembre sono stati accolti da alcuni come un passo avanti. Tuttavia, le autorità non sono riuscite a proteggere le persone e le organizzazioni LGBTI dalla discriminazione, dalle minacce e dalle diverse aggressioni fisiche”.

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