Gli americani si ritirano da Bondsteel, per la quinta volta

Negli ultimi vent’anni, gli Stati Uniti hanno annunciato il ritiro delle truppe dal Kosovo almeno cinque volte. I motivi sono stati diversi: dalla scadenza del periodo di utilizzo delle strutture prefabbricate che compongono la base di Bondsteel, alle pressioni politiche per la ratifica della demarcazione con il Montenegro e l’istituzione del Tribunale Speciale per i crimini dell’UCK, fino all’abolizione delle tasse sui prodotti provenienti dalla Bosnia-Erzegovina e dalla Serbia centrale.

L’ultimo “ritiro” di circa 600 soldati americani dalla base di Bondsteel è stato anticipato dal tabloid tedesco Bild, che ha riferito del timore, tra i servizi di intelligence occidentali e i politici, che i negoziati tra Stati Uniti e Russia possano portare alla fine della presenza delle truppe americane in alcune parti d’Europa. Il quotidiano ha affermato che l’Italia si sta preparando a un possibile ritiro degli americani dal Kosovo, ma la NATO ha successivamente comunicato che gli Stati Uniti continueranno a svolgere un ruolo chiave e di lungo termine all’interno delle forze KFOR.

Nella polvere del Kosovo

Fino a metà giugno 1999, nessuno menzionava il villaggio di Sojevo, vicino a Uroševac. In quel periodo, una colonna di carri armati e veicoli blindati americani si fermò lungo la strada, i soldati scesero e montarono le prime tende nei campi coperti di polvere rossa. Poco dopo, lungo il sentiero sterrato che porta dalla strada Uroševac-Gnjilane, venne posizionato un cartello con la scritta “Camp Bondsteel”, in onore di James Bondsteel, veterano del Vietnam decorato con la Medaglia d’Onore da Richard Nixon. Non appena furono montate le prime tende, gli americani installarono anche le antenne per la telefonia mobile del Principato di Monaco, e così i giornalisti serbi presenti si ritrovarono immediatamente in roaming. Di fatto, in quei giorni fu inaugurata una base militare che negli anni successivi sarebbe stata al centro di numerose controversie, speculazioni e scontri diplomatici aperti.

All’inizio, a Bondsteel erano presenti circa 7.000 membri delle unità d’élite americane, come i marines, i paracadutisti, i ranger e i berretti verdi. Tuttavia, con il tempo, il numero e la qualità delle truppe inviate in Kosovo cambiarono.

Quando è scaduto il tempo di Bondsteel

L’idea di chiudere Bondsteel fu resa pubblica per la prima volta nel 2007 dal senatore Chuck Hagel, all’epoca membro chiave del Comitato per gli Affari Esteri del Senato degli Stati Uniti. Egli spiegò che la durata delle strutture prefabbricate della base era ormai giunta al termine e che Washington doveva impiegare ingenti e costose risorse logistiche in Germania per mantenerla operativa. Secondo Hagel, gli edifici di Bondsteel erano stati progettati per durare sette anni, ma a causa delle possibili difficoltà legate ai negoziati tra Belgrado e Pristina, condotti dal finlandese Martti Ahtisaari, gli americani sarebbero rimasti ancora per un po’ in Kosovo. Per i successivi due anni, nessuno parlò più di un ritiro delle truppe statunitensi, fino a quando l’attenzione internazionale si spostò sulle basi in Romania e Bulgaria, considerate un trampolino di lancio della politica americana in Medio Oriente e un’opportunità per ridurre il contingente di 55.000 soldati statunitensi in Germania.

Berisha vuole la base

Già allora, i funzionari americani annunciavano che, entro la fine dell’anno fiscale 2010, Bondsteel avrebbe ospitato solo un numero minimo di soldati, il che avrebbe teoricamente permesso anche una riduzione delle truppe in Germania. Quasi contemporaneamente, l’allora Primo Ministro albanese Sali Berisha offrì agli americani la possibilità di schierare in Albania il controverso scudo antimissilistico, che aveva causato forti tensioni tra Washington e Mosca durante l’amministrazione di George W. Bush. Con la vittoria di Barack Obama alle presidenziali, gli Stati Uniti abbandonarono il progetto di Bush sullo scudo antimissilistico, e così cessarono anche le speculazioni su Bondsteel come possibile sito per il dispiegamento di elementi di quel sistema.

Nonostante le pressioni, già nel 2011 l’allora Ambasciatore statunitense in Kosovo, Christopher Dell, annunciò che gli Stati Uniti avrebbero presto chiuso Bondsteel, poiché la sua esistenza non era più necessaria. “Le storie secondo cui Bondsteel è stato costruito e viene utilizzato per dimostrare la forza e il potere degli Stati Uniti nella regione sono solo un mito“, dichiarò Dell, sottolineando che la grande base vicino a Uroševac era diventata “un onere finanziario” per gli Stati Uniti e che il nuovo budget militare prevedeva la sua chiusura. Dell aggiunse che Bondsteel era molto prezioso, ma che si trattava di misure restrittive forzate, e che gli Stati Uniti non volevano mantenere più del necessario, soprattutto in regioni che “non sono più così in alto nella lista delle priorità americane. Guardate gli eventi in altri paesi, la situazione in Afghanistan, le proteste di massa in Medio Oriente, tutto ciò porta i politici a cambiare priorità e a riconsiderare questioni più importanti“, concluse Dell.

Soldati turchi al posto degli americani

Un anno dopo l’annuncio di Dell sulla chiusura di Bondsteel, l’allora comandante delle forze americane in Kosovo, il colonnello Jeffrey LaTendresse, dichiarò che i soldati americani non si sarebbero ritirati dalla base, nonostante il fatto che il bilancio della difesa statunitense non prevedesse più fondi per il suo mantenimento. Le reazioni più accese alle notizie di una possibile chiusura di Bondsteel provennero dagli attivisti albanesi negli Stati Uniti, che chiesero ai funzionari americani di ritardare il ritiro fino alla risoluzione della situazione nel nord del Kosovo. Chiesero inoltre che, qualora gli americani avessero deciso di lasciare Bondsteel, i soldati turchi prendessero il loro posto, sostenendo che Ankara fosse “un alleato affidabile degli Stati Uniti e del Kosovo”.

Nel 2020, gli Stati Uniti usarono nuovamente la possibile chiusura di Bondsteel come leva di pressione sul governo di Albin Kurti, avvertendolo che avrebbero ritirato l’esercito dal Kosovo se non avesse abolito le tasse sui prodotti provenienti dalla Bosnia-Erzegovina e dalla Serbia centrale.

Tutti i misteri di Bondsteel

Su questa base militare gravitano diverse controversie mai del tutto chiarite, come il rapporto del Consiglio d’Europa del 2005, in cui Bondsteel veniva descritto come una sorta di “piccola Guantanamo”, a causa delle presunte attività oscure legate alla detenzione di sospetti islamisti radicali. Il rapporto redatto da Dick Marty affermava che i team della Croce Rossa Internazionale avevano visto persone vestite con tute arancioni chiuse in gabbie all’interno di Bondsteel durante le preghiere musulmane. Si ipotizzava che si trattasse di islamisti catturati dagli americani nel clima di paranoia post-11 settembre. Gli Stati Uniti respinsero fermamente tali accuse, e le visite delle organizzazioni umanitarie internazionali alla base furono drasticamente ridotte.

Nel maggio 2001, da Bondsteel fuggì Florim Ejupi, sospettato di aver piazzato la bomba che fece esplodere un autobus di Niš-ekspres nei pressi di Podujevo, uccidendo 11 persone e ferendone 40. Ejupi era stato arrestato dopo che vicino al luogo dell’esplosione fu trovato un mozzicone di sigaretta con il suo DNA. Successivamente fu rilasciato per insufficienza di prove.

(RTS, 21.02.2025)
https://www.rts.rs/vesti/politika/5657101/kosovo-sad-kfor-nato-povlacenje.html

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