Adesione UE: come stanno cambiando sostegno e politica estera in Serbia

Recenti studi mettono in luce il calo, da un lato, del sostegno da parte dell’opinione pubblica all’adesione della Serbia all’Unione europea, dall’altro lato, l’allontanamento progressivo delle scelte di governo rispetto all’allineamento della propria politica estera con quella comunitaria.

Venticinque anni dopo la firma del Trattato di Maastricht per la creazione della UE, alcuni commentatori in Germania, secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa russa Sputnik, sostengono che l’UE oggi è simile alla Jugoslavia appena prima del suo collasso.

Cala il sostegno all’adesione UE in Serbia

In Serbia, dove per più di 20 anni le promesse di entrare a far parte della UE hanno trovato alimento, le aspettative non sono alte come quelle di una volta: in base a recenti studi condotti dall’Ufficio per l’integrazione europea del Governo serbo, il 47% dei cittadini guarda ancora con favore all’adesione all’UE. Tuttavia, la percentuale, nel 2009, era molto più alta, attestandosi all’epoca intorno al 73%.

A proposito del 47% della popolazione serba favorevole all’adesione all’UE, secondo l’editor capo del New Serbian Political Thought, Djordje Vukadinovic, si tratta di risultati “estremamente insoliti”, che mostrano un livello di supporto irrealisticamente elevato.

“E’ strano che, secondo i dati, solo il 29% degli intervistati si sia espresso contro l’adesione. Naturalmente, molto dipende dalla metodologia dei sondaggi, ma i sondaggi di opinione condotti dalla nostra pubblicazione e dati provenienti da molti dei nostri colleghi hanno dimostrato che la percentuale di coloro che sono contro l’UE è ora più o meno uguale a quella di coloro che sono favorevoli. La percentuale dei contrari ha superato il 40% molto tempo fa”, sostiene Vukadinovic.

D’altra parte, il Direttore esecutivo del Centro per le libere elezioni e la democrazia (CESID), Bojan Klacar, sottolinea che i dati del sondaggio, condotto alla fine dello scorso anno, dimostrano che l’idea di aderire all’UE era sostenuta dal 50-53%, mentre alla fine dell’anno era di poco inferiore al 50%. Allo stesso tempo, prima della crisi, i cittadini in Serbia erano “indecisi” sul tema, mentre ora sono diventati “scettici”.

Il Tradimento del Trattato di Maastricht

Dusan Prorokovic, del Centro di alternative strategiche, interpellato da Sputnik, ha posto l’attenzione su come nel corso degli anni non siano state soddisfatte le decisioni chiave contenute nel Trattato di Maastricht.

Secondo lui, l’accordo era basato su quattro punti cardine: unione monetaria, politica estera, politica comune di sicurezza, cooperazione nel settore degli affari interni.

“L’unione monetaria ha iniziato a lavorare in parti dell’UE, ma in pratica si è tradotta in un arricchimento di chi ricco era già e nell’indebitamento delle classi meno abbienti. Questa crisi si è già verificato in Grecia, in parte in Spagna, Portogallo e Irlanda. La situazione è in peggioramento in Italia e in Francia, ed è la Germania a ricevere quindi la maggior parte dei vantaggi”, sostiene Prorokovic.

Se si parla di una coerente politica interna, estera e di sicurezza, secondo l’analista la crisi migratoria e il fatto che terroristi siano stati liberi di muoversi tra Bruxelles e Parigi mostra una mancanza di unità e coordinamento nel lavoro tra la polizia belga e francese.

Prorokovic osserva come lo scenario dell’UE stia evolvendo analogamente a quello della Jugoslavia, come previsto dall’economista sloveno Jože Mencinger, secondo il quale i problemi politici vengono preceduti da crisi economiche profonde che determinano una divisione tra le persone che abitano il paese.

“L’UE non è la stessa del 2008 e, soprattutto, del 1992. Non vedo alcun motivo di ottimismo a Bruxelles o qualsiasi segnale che l’UE possa continuare con lo stesso spirito. Questi problemi sono stati in discussione da oltre un decennio e se i burocrati europei non li avessero ignorati, forse il destino della UE sarebbe stato diverso”, ha dichiarato l’analista a Sputnik.

La Serbia rallenta nell’allineamento alla politica estera dell’UE 

La Serbia ha sostenuto 24 su 41 dichiarazioni UE di politica estera l’anno scorso, o meglio, in percentuale, ha armonizzato la propria politica estera con quella comunitaria al 59%. Il dato, se confrontato con quello del 2015, quando i livelli di armonizzazione erano pari al 65%, mostra che la Serbia ha fatto un passo indietro nell’allineamento della sua attività politica estera con l’approccio UE, e si pone in una linea di continuità con il trend in calo del processo di armonizzazione con le dichiarazioni dell’UE, che ha avuto inizio nel 2014 con lo scoppio della crisi in Ucraina (i livelli di armonizzazione precedenti erano leggermente superiori al 50%).

Conformemente alla prassi degli anni precedenti, la Serbia ha continuato a sostenere l’integrità territoriale e la sovranità dell’Ucraina, inclusa la Crimea. “La Serbia non ha agito in conformità con la decisione del Consiglio europeo, comprese le misure comunitarie restrittive nei confronti della Russia e le questioni legate alla Russia, così come nei casi delle decisioni che il Consiglio ha adottato in relazione a Cina, Bosnia-Erzegovina, Moldavia e Zimbabwe”, si legge nel Rapporto sui progressi della Serbia per il Capitolo 31 redatto dalla Commissione europea.

La Commissione ha avvertito la Serbia che gli accordi economici con la Cina dovrebbero rientrare nel quadro delle norme europee, e non ha mancato di far notare che i contatti ad alto livello con la Russia sono proseguiti attraverso regolari visite bilaterali, e che il Partito Progressista Serbo al governo ha stretto legami con il partito del presidente russo, Vladimir Putin. La Commissione europea ha riconosciuto “alcuni progressi” nel Capitolo 31, connessi principalmente alla partecipazione della Serbia al missioni civili e militari dell’UE.

La Serbia ha sostenuto 24 su 41 dichiarazioni UE di politica estera l’anno scorso, o meglio, in percentuale, ha armonizzato la propria politica estera con quella comunitaria al 59%. Il dato, se confrontato con quello del 2015, quando i livelli di armonizzazione erano pari al 65%, mostra che la Serbia ha fatto un passo indietro nell’allineamento della sua attività politica estera con l’approccio UE, e si pone in una linea di continuità con il trend in calo del processo di armonizzazione con le dichiarazioni dell’UE, che ha avuto inizio nel 2014 con lo scoppio della crisi in Ucraina (i livelli di armonizzazione precedenti erano leggermente superiori al 50%).

Conformemente alla prassi degli anni precedenti, la Serbia ha continuato a sostenere l’integrità territoriale e la sovranità dell’Ucraina, inclusa la Crimea. “La Serbia non ha agito in conformità con la decisione del Consiglio europeo, comprese le misure comunitarie restrittive nei confronti della Russia e le questioni legate alla Russia, così come nei casi delle decisioni che il Consiglio ha adottato in relazione a Cina, Bosnia-Erzegovina, Moldavia e Zimbabwe”, si legge nel Rapporto sui progressi della Serbia per il Capitolo 31 redatto dalla Commissione europea.

La Commissione ha avvertito la Serbia che gli accordi economici con la Cina dovrebbero rientrare nel quadro delle norme europee, e non ha mancato di far notare che i contatti ad alto livello con la Russia sono proseguiti attraverso regolari visite bilaterali, e che il Partito Progressista Serbo al governo ha stretto legami con il partito del presidente russo, Vladimir Putin. La Commissione europea ha riconosciuto “alcuni progressi” nel Capitolo 31, connessi principalmente alla partecipazione della Serbia al missioni civili e militari dell’UE.

Per quanto riguarda dichiarazioni specifiche dell’Alto rappresentante dell’Unione europea per gli affari esteri e la politica di sicurezza, la Serbia ha armonizzato con 14 delle 22 dichiarazioni entro la fine del mese di settembre 2016, secondo un’analisi dell’International and Security Affairs Centre (ISAC Fund).

Il difficile equilibrio della politica estera serba tra Europa, Russia e Cina 

La Serbia non ha rispettato nessuna delle sei dichiarazioni direttamente o indirettamente legate alla Russia, né ha armonizzato con le dichiarazioni relative alle ambizioni della Cina nel Mar Cinese Meridionale. L’armonizzazione è mancata anche in riferimento alle elezioni presidenziali nella Repubblica del Congo, probabilmente a causa del voto contrario espresso dalla Repubblica del Congo all’ammissione del Kosovo all’UNESCO.

La Serbia non ha sostenuto inoltre la dichiarazione da agosto relativa alla situazione in Siria e ad Aleppo, non sostenuta oltre che dalla Serbia, solo da Armenia e Georgia (paesi che non hanno una prospettiva di adesione all’UE). Tuttavia, la Serbia ha appoggiato la risoluzione concernente l’armonizzazione di alcuni paesi alle misure restrittive nei confronti della Siria nel mese di febbraio.

Rispetto agli altri paesi dei Balcani occidentali (Montenegro, Macedonia e Albania, che sono anche i paesi candidati, e Bosnia-Erzegovina, potenziale candidato), la Serbia ha manifestato il più basso livello di armonizzazione con le dichiarazioni di politica estera dell’UE lo scorso anno.

Il calo del livello di armonizzazione in politica estera appare drastico se confrontato con il livello del 99% raggiunto nel 2012, ma non sorprende, considerando la maggiore stabilità della situazione internazionale all’epoca: l’UE non aveva adottato un gran numero di dichiarazioni, posizioni e misure e la politica estera dell’UE non era diretta ai paesi che l’élite politica in Serbia percepisce come partner significativi.

(SputnikNews, EuropeanWesternBalkans, 09.02.2017)

https://sputniknews.com/europe/201702091050512907-serbia-skeptical-of-joining-european-union/

Serbia’s alignment with EU foreign policy declarations continues to decrease

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