A vent’anni dal bombardamento della NATO – Lo Stato insieme ai cittadini rende omaggio alle vittime

Venti anni fa, il 24 marzo, è iniziato il bombardamento NATO della Repubblica Federale di Jugoslavia (FRY), in cui, secondo fonti non ufficiali, durante le undici settimane di bombardamenti sono morti circa 1100 civili e 1.000 soldati e poliziotti.
Il ventesimo anniversario dall’aggressione NATO è stato segnato da una serie di eventi dedicati ai morti e dalla deposizione di ghirlande e fiori sui monumenti delle vittime.

Durate i bombardamenti, durati 78 giorni, sono stati gravemente danneggiate infrastrutture, aziende, strutture sanitarie, mezzi di comunicazione e strutture militari.

L’azione della NATO, che il governo della RFY, isieme ad altri numerosi esperti legali, chiama aggressione, è arrivata dopo i negoziati infruttuosi sulla soluzione alla crisi del Kosovo a Rambouillet e a Parigi, nel febbraio e marzo del 1999.

Il bombardamento della Jugoslavia si è concluso il 10 giugno, con l’adozione della Risoluzione 1244 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, seguita dal ritiro dell’esercito e della polizia dalla provincia e dall’ingresso di truppe militari internazionali. Secondo l’UNHCR, dopo l’arrivo delle forze di pace circa 230.000 serbi e rom hanno lasciato il Kosovo, mentre circa 800.000 rifugiati albanesi sono tornati.

Il sindacato militare serbo ha organizzato la “Celebrazione nazionale del 20° anniversario dall’aggressione della NATO sulla RFJ”, a Kragujevac in piazza vicino alla grande Croce.

A questo raduno, intitolato “Per non dimenticare il crimine”, davanti a centinaia di persone, hanno parlato il presidente VSS Novica Antic, il colonnello in pensione Zoltan Dani che ha comandato l’unità che abbattuto l’F-117, il presidente dell’Associazione dei Veterani della Repubblica di Serba Dusko Vukotic.

Il presidente Aleksandar Vucic, ha dichiarato che la morte di 2.500 civili durante l’aggressione della NATO, in particolare la morte di settantanove bambini “per noi sarà sempre un crimine”. Vucic ha detto che il popolo della Serbia ha deciso di non far parte della NATO e ha aggiunto che “noi non minacciamo nessuno, vogliamo solo proteggere il nostro paese”.

Il presidente della Presidenza della Bosnia ed Erzegovina Milorad Dodik, ha dichiarato che la NATO ha commesso un “atroce atto di aggressione contro il popolo serbo”, e che le conseguenze di questa agressione a lungo preparata si sentono ancora oggi.

Dodik afferma che non permetterà mai la creazione di un stabilimento NATO sul fiume Drina, con la quale la Serbia e la RS “sarebbero di nuovo separate”, e aggiunge che “gli anni e i decenni a venire, sono gli anni della nostra riunificazione nazionale”.

“Non credo che la Bosnia ed Erzegovina come Stato sia possibile, perché è il risultato di un’ideologia e di una politica che ha portato al bombardamento della Repubblica di Serbia e della Repubblica Serba”, ha commentato Dodik.
Con il suono della sirena, alle ore 19.47 di ieri sera, è iniziata la commemorazione del 20° anniversario del bombardamento della NATO e della Giornata della memoria delle vittime dagli attacchi aerei dell’Alleanza militare occidentale sulla Jugoslavia, iniziata il 24 marzo 1999.

Il Patriarca SPC Irinej ha stimato che i giorni dell’aggressione del 1999 sono statitra i più “tragici della nostra storia” e che è stato tutto più tragico perché queste atrocità sono venute dai “nostri ex alleati e vicini”.

Il patriarca ha detto che il bombardamento “in ogni caso ci ha fatto retrocedere di 50 anni e forse anche di più”. I leader dei paesi della NATO hanno preso provvedimenti di cui “sicuramente le loro generazioni future si vergogneranno”.

“Il Kosovo e la Metohija sono la nostra Terra santa che non dovremmo regalare a nessuno”, ha detto Irinej, aggiungendo che “dobbiamo difenderci con tutti i mezzi consentiti”.

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