A Nikola Kovacevic il premio europeo delle Nazioni Unite a protezione dei diritti dei rifugiati

Quasi dieci anni fa l’incontro con una famiglia iraniana ha ispirato l’avvocato serbo Nikola Kovacevic a dedicare la sua carriera ai diritti dei rifugiati e dei richiedenti asilo. Ora Kovacevic afferma che la sua ricerca è diventata più importante che mai in mezzo al crescente sentimento anti-immigrazione e al populismo europeo. Giovedì scorso, il 32enne avvocato per i diritti umani di Belgrado ha ricevuto, durante una cerimonia nella capitale serba, un prestigioso premio europeo dall’Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati (Refugee Agency’s award) per aver assistito decine di persone fuggite dalle loro case o in transito tra i confini della regione.

Il primo vincitore del “UNHCR’s regional Nansen Refugee Award” della Serbia e dei Balcani, Nikola Kovacevic, ha dichiarato all’Associated Press che i diritti dei rifugiati sono legati al nucleo stesso dei valori europei. “Se perdiamo la battaglia per l’eredità della Convenzione sui rifugiati, che è stata progettata per noi europei nella seconda guerra mondiale, cosa accadrà dopo? C’è un vecchio detto: “Tutti possono un giorno diventare dei rifugiati”.

La chiusura dei confini e la pratica delle espulsioni collettive, sia nella regione balcanica che in Europa, hanno minato i livelli di protezione esistenti progettati per i rifugiati, ha spiegato. Le persone che cercano di fuggire dalle loro terre d’origine vengono spesso semplicemente rimandate indietro senza che i Paesi “cerchino nemmeno di vedere cosa accadrà loro”.

“Oggi, mentre parliamo, decine e decine di afgani sono bloccati in una terra di nessuno tra Polonia e Bielorussia”, ha detto a proposito dell’ultimo hot spot migratorio europeo; qui la Polonia sostiene che la Bielorussia sta prendendo denaro da dei migranti vulnerabili per inviarli in Polonia e così facendo destabilizzare l’intera Unione Europea.

Migliaia di migranti compiono viaggi pericolosi ogni giorno, specialmente quelli che cercano di fuggire dalla Libia attraverso il Mar Mediterraneo, e molti hanno dovuto affrontare ripetuti respingimenti da parte delle autorità e persino violenze mentre cercavano di raggiungere l’Europa occidentale. Alcuni dei clienti di Kovacevic hanno subito gravi lesioni durante tali espulsioni da un Paese all’altro.

Nel corso degli anni, Kovacevic ha gestito numerosi casi che andavano dall’estradizione di un attivista curdo in Turchia a circa un terzo di tutte le richieste di protezione accordate in Serbia. Ricorda ancora chiaramente la sua prima visita in un centro di richiesta asilo in Serbia nel 2012 e la famiglia iraniana che ha incontrato lì. “Se riesci a instaurare un legame personale con delle persone che hanno perso tutto, che ti parlano…o lo scambio di qualcosa, che sia energia o gratitudine, ecco questo sentimento di umanità è una sensazione incredibile”, ha detto Kovacevic.

L’anno scorso Kovacevic ha ottenuto una vittoria storica per i rifugiati presso la Corte costituzionale serba, la quale ha riconosciuto che la polizia serba aveva espulso illegalmente un gruppo di persone dall’Afghanistan, tra cui 9 bambini in Bulgaria, e ha ordinato al governo di pagare un risarcimento a ciascuno di loro.

Kovacevic ha anche aiutato i colleghi in Ungheria a portare in tribunale i casi dei primi due migranti espulsi in Serbia dopo che il governo populista del Premier ungherese Viktor Orban aveva eretto un recinto di filo spinato al confine nel 2015 per impedire ai migranti di entrare.

La propaganda anti-immigrazione “si diffonde a macchia d’olio”, ha avvertito, aggiungendo che gli attivisti per i diritti umani devono affrontare un compito arduo nel contrastare la disinformazione. L’avvocato serbo ha lanciato un messaggio a tutte le persone che considerano migranti e rifugiati un pericolo per le loro società.

“Come si sentirebbero se sapessero che le loro mogli e i loro figli sono in piedi davanti a un recinto di filo spinato, dove ci sono degli agenti di polizia di frontiera con bastoni, spray al peperoncino e cani, pronti a picchiarli e rimandarli dove c’è pericolo, dove non c’è sicurezza?”. “Alla fine è molto semplice: provate a mettervi in questo tipo di situazione”.

https://www.washingtonpost.com/world/serbian-rights-lawyer-wins-un-refugee-agency-award-in-europe/2021/10/07/bb74a7d8-2735-11ec-8739-5cb6aba30a30_story.html

Photo credits: “N1”

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