A Belgrado arrivano ricatti da Bruxelles

Si potrebbe dire che Bruxelles abbia inviato a Vucic un’offerta molto offensiva, quasi un ricatto, ovvero “la continuazione del dialogo con Pristina in cambio di nuovi capitoli”.

Belgrado però non è d’accordo. Come scrivono i media serbi, Bruxelles attraverso i suoi canali diplomatici continua ad esercitare pressione su Belgrado per farla giocare “secondo le regole dettate da Pristina”. La Serbia e il Presidente Vucic sono stati invitati a riprendere il dialogo, nonostante l’inadempienza di Pristina ad uno degli obblighi fondamentali previsti dall’accordo di Bruxelles.

Il giornale serbo Srpski Telegraf scrive: “E’ una richiesta scandalosa offrire alla Serbia di aprire tre capitoli in cambio di certe umiliazioni”.

Il giornale Novosti, invece, afferma che Belgrado non accetterà questi ricatti nemmeno a costi di fermare, per un lungo periodo, il processo di euro integrazione. Questa è, secondo il giornale, la ferma posizione di Belgrado, dopo l’indecente offerta arrivata al Presidente Vucic da Bruxelles.

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La ministra incaricata per l’UE, Jadranka Joksimovic, ha detto per Novosti che la Serbia dopo tutto ciò che raggiunto nei capitoli 23 e 24 sullo stato di diritto, si merita che le vengano aperti almeno altri tre nuovi capitoli dei sette preparati.

“La politica del bastone e della carota nel processo di negoziazione, in queste circostanze, dovrebbe davvero essere superata e spero che l’Unione europea e gli stati membri comincino a vedere la Serbia come un candidato serio e un partner affidabile. Noi come governo, lavoriamo sodo sulle notre riforme, a volte più velocemente e a volte più lentamente, ma senza dubbio stiamo facendo progressi e i nostri traguardi dovrebbero essere riconosciuti dall’UE e dagli stati membri”, ha detto la Joksimovic.

Il Vice primo ministro e ministro del Commercio serbo, Rasim Ljajic, ritiene che tutto questo è già stato visto e che non c’è nulla di nuovo nel vedere Bruxelles fare pressione non a chi dovrebbe, ma a chi la ascolta. “In questo modo, Bruxelles perde lo status di mediatore nel dialogo e viola la sua credibilità”, dice il ministro Ljajic.

Qui, aggiunge il ministro, non si tratta di Pristina che non rispetta gli accordi raggiunti finora, ma di mosse politiche che creano nuovi ostacoli sulla via del libero scambio che danneggiano tutti. “Tali mosse mettono in discussione l’intero dialogo e il processo di normalizzazione delle relazioni tra serbi e albanesi”, conclude Ljajic.

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