9,3 MLN € di prestiti richiesti da società serbe a banche straniere. Quali tutele?

È sempre più grande il numero di società che ogni anno fanno richiesta di prestiti economici fuori dai confini esteri. La ragione è principalmente legata ai tassi di prestito più convenienti rispetto a quelli che si trovano dentro i confini nazionali.

Lo rivela una ricerca della Banca Nazionale di Serbia (NBS), la quale afferma che, solo nel 2013, oltre duemila imprese private si sono rivolte a istituti di credito stranieri per fare richiesta di un prestito, per un totale di 9,3 MLD di euro. La NBS però, nel suo report, non è  stata in grado di fornire informazioni dettagliate sulla capacità delle imprese debitrici verso istituti bancari esteri, di saldare nei tempi previsti i prestiti richiesti.

La notizia ha lasciato perplessi gli analisti dell’istituto nazionale bancario del Paese, in quanto si stima che attualmente in Serbia le aziende non siano capaci di pagare i 400 MLD di dinari serbi dati in prestito. La sensazione è che la percentuale dei prestiti non saldati sia quindi almeno due volte più grande rispetto ai calcoli dei prestiti nazionali. Se è vero che una società serba che chiede un prestito nel Paese ha la possibilità di attivare un mutuo per ripianare il debito, cosa accade quando il prestito viene richiesto a istituti internazionali?

Secondo la Banca Nazionale di Serbia, una società privata può accedere ad un prestito all’estero, facendo riferimento alla legge sulla Foreign Currency Operations (FCO), che consente di attivare linee di credito verso istituti stranieri. Dalla NBS spiegano, che nel caso in cui il prestito non venga rimborsato, le banche straniere che hanno aderito al FCO, possono rivalersi presso una corte competente solo nel caso in cui tutti gli altri strumenti esistenti anche in Serbia (mutuo, mora, termine del contratto…) non siano stati sfruttati.

Il trattato che regola il Foreign Currency Operations consente ad una società privata di richiedere un prestito commerciale a istituti esteri certificati per importare beni e servizi. Vi è poi il prestito finanziario che consente alle società di ricevere capitale in valuta estera su un conto aperto presso un istituto serbo. Tutti i soldi che non vengono utilizzati dalle società che si occupano di import/export possono essere restituiti entro un anno. L’eccezione è rivolta per quelle società che operano nelle attività agricole, le quali possono restitutire i prestiti inutilizzati già dopo tre mesi dall’acquisizione.

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