Investitori stranieri divisi sull’iscrizione obbligatoria alla Camera di Commercio

Alla fine del 2015 il Parlamento ha adottato la nuova Legge sulle camere di commercio che ha suscitato gran interesse dell’opinione pubblica e varie valutazioni. Questa volta, oltre ai diversi pareri del governo e dell’opposizione, dei datori di lavoro e dei lavoratori, sono divisi anche gli investitori stranieri. In particolare, montano le polemiche relative all’articolo 33 della Legge che prescrive la partecipazione e pagamento della quota d’iscrizione obbligatoria alla Camera di Commercio. 
Mentre il presidente della Camera di Commercio Marko Cadez spiega che c’è bisogno di un sistema moderno che “dovrebbe essere efficacie e che dovrebbe rappresentare gli interessi economici quanto delle piccole imprese, tanto delle grandi aziende, nonchè consentire la loro cooperazione reciproca entro una rete di fornitori”, i critici dicono che questa legge è solo la base per una nuova imposta sull’economia che non si sa ancora quanto costerà.
Visto che il processo della modernizzazione della Camera di Commercio si realizza in base al modello austriaco, i rappresentanti degli investitori tedeschi ed austriaci sostengono la nuova legge. Le aziende tedesche ed austriache in Serbia si aspettano che la nuova legge gli consenta di rappresentare i propri interessi come lo fanno le loro società madri. Il direttore della Delegazione dell’economia tedesca in Serbia, Martin Knapp spiega che il segreto del successo dell’economia di questi due paesi si basa proprio su un sistema camerale forte. 
 Anche la Camera britannico-serba ha sostenuto la nuova legge. Secondo loro, questa legge è un gran passo avanti e molto migliore rispetto a quello precedente. “E’ importante avere un interlocutore nella Camera di Commercio che raccoglie tutte le imprese serbe e che sia indipendente dal punto di vista finanziario”, dicono nella Camera britannico-serba.
Però, due importanti associazioni nelle quali partecipano alcune delle maggiori aziende che operano in Serbia, il Consiglio degli investitori stranieri (FIC) e la Camera di commercio americana (AmCham) hanno criticato la nuova legge. “La Camera di commercio americana sostiene la riforma del sistema camerale in Serbia, però riteniamo che l’introduzione del pagamento della quota di partecipazione è contraria al principio della buona fede negli affari. L’imprenditoria libera è uno dei postulati dell’economia moderna e presuppone la possibilità di un processo di decisione libero”, dice Milos Djurakovic, il vicepresidente della AmCham.
Neanche l’Alleanza nazionale per lo sviluppo economico e locale (NALED) sostiene la quota di partecipazione obbligatoria e propone che questa quota venga pagata volontariamente come un contributo al funzionamento  della Camera di Commercio, mentre altri redditi la Camera li potrebbe realizzare offrendo i servizi e implementando i progetti. 
Anche se il legislatore indica gli esempi della partecipazione obbligatoria nelle camere di commercio in Germania, Austria, Spagna, Italia e Francia, il NALED sottolinea che questo obbligo non esiste in paesi sviluppati quali Stati Uniti, Canada, Gran Bretagna, Svezia, Danimarca, Finlanda e Norvegia.
Nonostante tutte le obiezioni, la nuova legge è stata adottata, mentre gli imprenditori devono aspettare l’anno prossimo, il 2017, per vedere come si spenderanno i loro soldi e se il nuovo sistema porterà loro qualche vantaggio.
(eKapija, 04.01.2016.)

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