2016: un riepilogo degli eventi in Serbia

Nel quadro del consolidamento e rafforzamento del potere del Partito Progressista serbo e del suo leader, Aleksandar Vucic, la Serbia ha percorso il suo cammino nel 2016 fronteggiando problematiche sfide sul piano internazionale, regionale, ed interno, in un difficile equilibrio diplomatico tra adesione all’UE e intensificazione del rapporto con Mosca. 

Il Partito Progressista Serbo, guidato da Aleksandar Vucic e attualmente al governo, nel mese di gennaio 2016 ha indetto elezioni anticipate, dopo appena due anni da quelle precedenti, e pur contando su una maggioranza stabile di 158 seggi su 250. La motivazione addetta è stata individuata nella “cattiva atmosfera”, che avrebbe quindi reso necessarie le elezioni.

I critici hanno messo in dubbio il motivo dichiarato per questa decisione, sostenendo che la vera ragione per lo svolgimento di elezioni anticipate è stata quella di unirle alle elezioni locali, generali e provinciali. Si sarebbe trattato quindi di uno stratagemma usato dal partito per guadagnare terreno nella provincia settentrionale della Vojvodina, ultimo bastione dei partiti di opposizione.

Due dipendenti dell’Ambasciata serba, precedentemente rapiti dall’ISIS, sono stati nel frattempo uccisi nel mese di febbraio nel corso di un attacco aereo americano su un’area controllata dal gruppo terroristico in Libia. I diplomatici sarebbero stati tenuti ostaggio dallo Stato islamico in un campo di addestramento nel nord della Libia, target di un bombardamento da parte di aerei da guerra degli Stati Uniti.

La rotta balcanica 

Dopo un anno di crisi dei profughi, che ha coinvolto l’intera regione dei Balcani, nonché l’Unione europea, in occasione della Conferenza dei donatori tenutasi a Londra il 1° febbraio 2016, il Primo Ministro Vucic ha invocato una soluzione internazionale unitaria, sottolineandone l’importanza per la stabilità della regione dei Balcani.

Allo stesso tempo, l’Austria ha esortato i paesi dei Balcani a ridurre in modo significativo il flusso di profughi, in quanto intenzionata a ridurre drasticamente il numero di rifugiati disposta ad accogliere. Nonostante l’intenzione annunciata da parte della Serbia di aumentare la sua capacità di accoglienza, i rifugiati in attesa del permesso per entrare in Ungheria hanno dovuto fronteggiare condizioni precarie e il peggioramento del tempo nelle lunghe attese nella zona di transito presso il confine. I numeri sono anche aumentati a metà luglio, a seguito della decisione da parte dell’Ungheria di intensificare i controlli di frontiera, di fatto recidendo quel tratto della “rotta balcanica”. A partire dal mese di luglio infatti l’Ungheria ha concesso a soli 15 rifugiati al giorno il passaggio attraverso i due valichi di frontiera con la Serbia.

L’esito delle elezioni 

Nel mese di marzo, i colloqui interni all’opposizione per la formazione di un’ampia coalizione, capace di sfidare il Partito Progressista alle elezioni, si sono arenati. Il Partito Progressista di Vucic ha conquistato circa il 50% dei voti espressi nelle elezioni generali del 24 aprile 2016, assicurandosi così altri quattro anni al potere. Il Partito ha raggiunto anche quello che rappresentava uno dei suoi obiettivi principali, vale a dire conquistare il controllo della provincia di Vojvodina, così come nella maggior parte dei comuni. Il Partito Socialista serbo è arrivato secondo, aggiudicandosi il  11.02% dei voti, mentre il Partito Radicale Serbo, guidato dall’ex criminale di guerra Vojislav Seselj, è arrivato terzo. I partiti di opposizione hanno contestato il risultato, sostenendo che le elezioni sono state truccate.

All’inizio di maggio, le coalizioni di opposizione hanno continuato a richiedere che le autorità avviassero un’indagine su tutte le presunte irregolarità nelle recenti elezioni parlamentari, invocando inoltre la revisione della legge elettorale. Le coalizioni intorno al Pd, il partito socialdemocratico, il movimento Dosta je bilo e l’alleanza del Partito democratico serbo e di Dveri, ha chiesto la riforma della legislazione elettorale, considerata piena di errori sistematici. A seguito della vittoria dei progressisti alle elezioni nella provincia della Vojvodina, Slobodan Arežina, direttore di palinsesto per Radio Televisione Vojvodina, RTV è stato licenziato. Il capo di un sindacato di giornalisti indipendenti in Serbia ha affermato che il licenziamento avrebbe avuto delle motivazioni politiche.

Vucic, Primo Ministro designato, ha nel frattempo rivelato la sua lista di potenziali ministri agli inizi di agosto. La Serbia ha avuto così per la prima volta un Ministro apertamente LGBT, Ana Brnabic. La maggior parte dei nuovi ministri ha in sostanza conservato le posizioni già ricoperte nel precedente governo.

All’inizio di dicembre, un certo numero di esperti ha previsto che il partito al governo chiamerà nuovamente elezioni parlamentari all’inizio del 2017, questa volta per spingere alla vittoria il proprio candidato alle elezioni presidenziali, previste in primavera.

Lo scandalo Savamala

La notte delle elezioni, nel frattempo, uomini mascherati hanno bloccato Hercegovačka Street, nel quartiere Savamala di Belgrado, sequestrato i telefoni cellulari a testimoni oculari, alcuni dei quali sono stati legati, e demolito diversi edifici usando i bulldozer. I residenti e lavoratori in strada hanno chiamato la polizia per chiedere aiuto, ma, secondo il rapporto del difensore civico Sasa Jankovic, la polizia ha rifiutato di agire.

Questa inattività apparentemente deliberata da parte della polizia ha acceso una serie di successive proteste che hanno animato le strade e le piazze di Belgrado nel 2016 e indette contro il controverso progetto “Belgrado sull’acqua”, ritenuto essere collegato alle demolizioni. Il Primo Ministro designato Vucic, nel mese di giugno, ha ammesso che alti funzionari della città di Belgrado sono da ritenersi responsabili per le demolizioni notturne in Savamala.

Nel mese di settembre, il movimento di protesta, “Non affondiamo Belgrado” [“Ne davimo Beograd”] ha organizzato un altro raduno, denunciando che, a cinque mesi dall’accaduto, non sono ancora state individuate le identità dei responsabili. 

Il cammino verso l’UE

Dopo mesi di dispute, i funzionari serbi hanno dichiarato il 3 giugno di aver raggiunto un accordo sull’apertura dei capitoli 23 e 24 nei negoziati di adesione all’Ue, sostenendo che la Croazia aveva accettato la proposta di Belgrado di risolvere le rimanenti controversie nell’ambito del contesto regionale. Tuttavia, la Croazia ha continuato a bloccare l’apertura del Capitolo 23 fino alla metà di luglio.

Il capo della delegazione dell’Unione europea in Serbia, Michael Davenport, non è stato in grado di presentare la relazione UE sul progresso della Serbia al parlamento serbo il 10 novembre in seguito ad obiezioni da partiti di opposizione di destra. Il Partito Radicale e Dveri hanno sostenuto che il rapporto deve essere tradotto dall’inglese in serbo.  La Croazia ha nel frattempo nuovamente posto un blocco all’apertura del Capitolo 26, relativo ad istruzione e cultura, sottolineando le proprie preoccupazioni per la mancanza di progressi nella produzione di libri di testo per gli alunni delle minoranza serbo-croata. Il Primo Ministro avrebbe per questo motivo interrotto la propria visita a Bruxelles e manifesti anti-croati sono apparsi sui muri di Belgrado.

Servizi segreti 

In uno sviluppo drammatico, il Ministro dell’Interno, il 29 ottobre, ha dichiarato che il Primo Ministro Vucic era stato “trasferito in luogo sicuro”, dopo che la polizia aveva rinvenuto una grande quantità di armi nascoste nei pressi della sua abitazione. A seguito di questo caso, nel mese di novembre, Vucic ha chiesto la fine della fuga di notizie sulle indagini relative, promettendo inoltre di risolvere le carenze dei servizi di intelligence.

I membri del Partito Progressista e del Partito Radicale nazionalista il 14 settembre si sono uniti per accusare il Difensore Civico Sasa Jankovic di usare la sua posizione per far avanzare le sue ambizioni politiche nel dibattito parlamentare sulla sua relazione annuale.

Diritti civili 

Il Partito Progressista al governo ha organizzato un’insolita mostra di articoli di stampa a dimostrazione della libertà che i media avrebbero nel mentire circa il governo, e per confutare la tesi secondo cui in Serbia vige una censura di stato. La maggior parte degli articoli esposti in “Lies Uncensored” sono stati estratti dai settimanali Nin, Vreme, BIRN e dall’emittente televisiva N1, ma nella mostra hanno trovato posto anche materiali provenienti da caricaturisti e da spettacoli satirici come “24 minuti”, presentato da Zoran Kesic.

Alcuni politici si sono uniti alle diverse centinaia di sostenitori dei diritti LGBT in una marcia attraverso la capitale, che si è conclusa senza incidenti, anche se non poche sono state le critiche sollevate nei confronti della manifestazione. Il terzo Gay Pride di Belgrado si è svolto allo slogan “L’amore cambia il mondo”.

La cooperazione con la Russia 

Nel mese di ottobre, il capo del Consiglio di Sicurezza russo, Nikolai Patrushev, ha visitato Belgrado promuovendo una cooperazione rafforzata tra i servizi segreti serbi e russi. L’accordo previsto mira a stabilire una comunicazione regolare tra le agenzie di sicurezza dei due paesi, anche se non in maniera giuridicamente vincolante.

Il Ministro degli Esteri, Ivica Dacic ha annunciato un affare per l’acquisizione di armi dalla Russia il 12 dicembre, respingendo la potenziale opposizione UE, e lanciando un attacco contro la Croazia, accusata di costruire armi destinate ad un attacco alla Serbia.

(BalkanInsight, 28.12.2016)

http://www.balkaninsight.com/en/article/serbia-2016-ruling-progressives-tighten-control-12-21-2016

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